Tagliabulloni (tranciadadi)
Pinza a doppio snodo, con lunghe impugnature, che aziona due ganasce di acciaio con labbra affilate. Serve per tagliare tondini e bulloni di diametro anche rilevante senza troppa fatica, agevolati dalla lunghezza delle impugnature e dal doppio snodo delle ganasce.
Tagliacornici
Attrezzo che serve per tagliare, con la giusta angolatura, le barre per cornici in modo da poter realizzare cornici di quadri. Vi sono diversi modelli di tagliacornici, dai più semplici ai più complessi. Il modello base è costituito da una cassetta fatta a forma di U senza le pareti minori, sui lati della quale sono praticate delle incisioni che sono disposte in senso trasversale allo sviluppo della cassetta e con angolazione di 45 gradi, sia verso destra sia verso sinistra. In tal modo, collocando l’asta della cornice all’interno della cassetta si può inserire un segaccio (in generale si utilizza una sega a dorso, perchè è molto rigida) e si può tagliare la barra a 90 gradi o con l’angolazione di 45 gradi in modo che due barre così tagliate possano formare un giunto a 90 gradi. Altri modelli di tagliacornici sono costituiti da un banchetto con supporti verticali su cui è montata una sega ad arco (o a telaio) che può essere regolata con diverse angolazioni, grazie ad una ghiera di riferimento. Con tale tipo di tagliacornici è possibile eseguire tagli ad angoli vari in modo da realizzare anche cornici poligonali.
Tagliapiastrelle
Attrezzo che si utilizza per effettuare tagli su piastrelle di varie dimensioni. Il tipo più semplice è una speciale pinza che ha una rotella di acciaio sulla parte soprastante alle ganasce e ha le ganasce stesse allargate in modo che, dopo aver inciso la piastrella con la rotella, questa viene posta tra le ganasce, che la spezzano. Il modello più professionale e usualmente impiegato dai piastrellisti è costituito da un piano di appoggio sul quale viene collocata la piastrella e da una barra con rotella di acciaio che viene fatta scorrere lungo una guida regolabile. La rotella di acciaio incide la superficie della piastrella che viene poi spezzata lungo il bordo del piano di appoggio. La piastrella deve essere incisa lungo la faccia a vista (quella smaltata o comunque rifinita con materiale resistente). Da qualche tempo sono anche disponibili a prezzo abbordabile comodi tagliapiastrelle elettrici, abbastanza simili ad una piccola sega circolare da banco e forniti di lama circolare diamantata.
Tagliatubi a rotella
Attrezzo in metallo, fatto a forma di morsetto, dotato di una rotella affilata e di due rulli di appoggio. Per mezzo di un vitone può essere applicato ad un tubo e stretto in modo che la rotella venga a contatto col metallo.
L’attrezzo si fa ruotare manualmente intorno al tubo in modo che la rotella “morda” il metallo. Ad ogni giro si stringe leggermente il vitone affinché la rotella penetri sempre di più. Continuando con questa operazione si ottiene un taglio rapido e molto pulito del tubo.
Tagliavetro
Utensile impiegato per tagliare lastre di vetro. Ne esistono due versioni: la più tradizionale, è detta “diamante” in quanto è proprio un pezzetto di diamante che, applicato su una barretta di metallo con impugnatura in legno, incide la lastra di vetro che viene poi spezzata lungo tale incisione. Per l’impiego fai-da-te è invece più pratico il tipo a rotella. Si tratta di una barretta metallica con una serie di rotelle in acciaio extra-duro che possono essere portate a contatto (una per volta) con il vetro in modo da praticare una lieve incisione della superficie. Quando l’incisione è effettuata si pone, al di sotto della linea di taglio, un oggetto rilevato e si premono le due parti della lastra ottenendo così la frattura lungo la linea. La linea di taglio viene poi rifinita con una pietra-mola.
Tampone
Detto anche “stoppino”, è un particolare applicatore di gommalacca e di altre sostanze lucidanti. In genere il tampone è costituito da un batuffolo di cotone, avvolto in una pezzuola di lana, a sua volta inserita in un pezzo di tela di lino. Il tutto viene raggruppato in modo da formare un cuscinetto morbido con la faccia anteriore ben regolare. Il liquido da applicare (in generale la gommalacca) viene versato sul cotone e quindi è il cotone stesso che imbeve gli altri tessuti fino a far fuoriuscire dal lino il liquido da applicare. Il tampone va strofinato sulla parte da lavorare con passate regolari e parallele.
Tappezzeria
Usualmente definita anche “carta da parati”, è costituita da una base cartacea o sintetica su cui sono riportati disegni e decorazioni e rappresenta uno dei metodi normalmente usati per decorare e rifinire le pareti. Esistono in commercio diversi tipi di tappezzerie, dalle meno costose e semplici alle più lavorate e prestigiose. Le tappezzerie possono essere lavabili o non lavabili e, tra le prime, è molto diffusa la carta rivestita con acetato di polivinile che, se posata a regola d’arte, dura moltissimi anni : si parla in questo caso di parati vinilici, che si possono persino lavare con una spugna , acqua e detersivo.
L’applicazione delle tappezzerie è abbastanza semplice, ma è necessaria una certa attenzione durante il lavoro in quanto è importante la precisione nella stesura dei teli. Le tappezzerie, in generale, si applicano con colla specifica, fornita sotto forma di polvere da miscelare con acqua al momento dell’uso: il tipo di collante ed il grado di diluizione dipendono in buona misura dal tipo e dal peso del parato che si vuole applicare. Stesa la colla sul retro dei fogli, la si lascia riposare per qualche minuto e, infine, si applicano i teli alla parete dall’alto verso il basso, spazzolando la superficie per far fuoriuscire eventuali bolle d’aria.
Esistono anche carte “metallizzate”, che sono realizzate per mezzo di una sottile pellicola di plastica applicata su un supporto di carta.
In tal modo si ottiene una superficie particolarmente robusta e riflettente, molto adatta ad ambienti giovani e allegri.
• Molto usate sono anche le tappezzerie “preincollate”: esse sono già trattate con colla sul retro ed è sufficiente bagnarle con acqua in modo da attivare la colla e poi attaccarle al muro come le altre.
Tassello ad espansione
Diffusissimo e praticissimo elemento di fissaggio e sospensione a pareti in muratura ed in altri materiali. Nonostante vi siano modelli molto diversi di tasselli, il principio generale è sempre lo stesso: una parte deformabile in plastica o in metallo viene inserita all’interno di un foro praticato nella parete. Questa parte deformabile riceve, per avvitamento, il corpo metallico del tassello: l’avvitamento progressivo provoca una espansione di questa parte deformabile che va a comprimere fortemente le pareti del foro e, di conseguenza, crea una notevole pressione sul corpo del tassello stesso, bloccandolo stabilmente in posizione. Quando l’avvitatura è terminata e l’espansione completata il tassello è saldamente fissato e pertanto la parte di esso che sporge fuori dal muro (e che può essere variamente sagomata a gancio, a vite, a occhiello o in altro modo) è atta a sorreggere pesi o a sostenere trazioni di diverso tipo. A seconda degli impieghi che i tasselli devono svolgere e a seconda del tipo di materiale con cui è fatta la parte che si espande, i tasselli stessi prendono alcune denominazioni particolari. I normali tasselli hanno il corpo ad espansione in materiale sintetico (di solito nylon) suddiviso in due o più elementi, che si allargano quando penetra la vite. Per applicare un tassello è necessario praticare, nella parete, un foro preciso senza slabbrature, dello stesso diametro del corpo esterno del tassello. Poi si inserisce la parte destinata ad espandersi e si avvita fino a completo bloccaggio. Non è però conveniente esagerare con la forza di serraggio in quanto il tassello, nell’espandersi, esercita notevole forza contro le pareti del foro e potrebbe danneggiare il muro. Come per i chiodi e le viti esistono, come si è già accennato, diversissimi tipi di tasselli: dai più “pesanti”, addatti a fissaggi di strutture rigide su calcestruzzo, ai più leggeri, per quadri e mensole.
Tipi speciali sono i cosiddetti “tasselli ad ancoretta”, che sono particolarmente adatti per appendere lampadari o altri corpi al soffitto nelle abitazioni in cui i soffitti sono realizzati con laterizi cavi. I tasselli ad ancoretta, dopo la foratura, vengono inseriti nel foro e una particolare doppia lamella si allarga (ad ancora) ed impedisce al tassello stesso di fuoriuscire dal foro.
Tavella
Particolare tipo di laterizio fatto a forma di mattone molto sottile e lungo in modo da renderlo adatto a creare coperture rapide di solai. Le tavelle vengono usualmente utilizzate in combinazione con putrelle di acciaio, nelle profilature delle quali le tavelle vengono inserite e bloccate con cemento.
Tavola
Vengono così definiti gli elaborati in legno di spessore compreso tra i 4 e gli 8 cm, lunghi tra i 2 ed i 6 metri. La larghezza normale del tavolame varia dai 20 ai 34 cm.
• Quando si acquistano le tavole bisogna far attenzione alle dimensioni nominali e a quelle reali. Le prime sono quelle della tavola segata e grezza, quelle reali sono quelle che si ricavano dopo la piallatura e la intestatura. Sono queste, pertanto, le dimensioni effettive da considerare quando si procede alla stesura di un progetto.
Teflon (nastro)
Nastro in rotolo che serve per sigillare giunzioni filettate tra tubi. Il nastro viene avvolto nel senso della filettatura, sulla parte maschio del giunto idraulico, e quindi viene avvitato il pezzo da collegare in modo che il nastro stesso rimanga strettamente ancorato all’interno del filetto realizzando, così, una giunzione ermetica. Il nastro di Teflon può essere usato negli impianti di acqua calda o fredda e di altri liquidi ma non in impianti per il gas.
Tegola
Elemento di copertura per tetti che può essere in laterizio oppure in cemento o in altri materiali quali vetro, ecc. A seconda della forma e della collocazione assume nomi diversi: dal classico “coppo” alle usatissime “marsigliesi”, alle portoghesi, olandesi, embrici (alla romana), ecc. Si stanno diffondendo sempre di più le tegole in conglomerato cementizio che hanno la finitura superiore liscia o rugosa e sono molto resistenti alle intemperie. A seconda della conformazione delle tegole la posa sul tetto avviene in modo diverso: alcuni tipi vanno semplicemente accostati e le giunzioni tra una tegola e quella seguente vengono coperte da un’altra tegola messa a rovescio (coppi). Altre tegole invece hanno delle scanalature laterali sulle quali vanno poggiate le tegole adiacenti realizzando così una copertura continua. Per dare luce al tetto esistono anche tegole particolari, della stessa forma di quelle in laterizio, ma in materiale vetroso, che lasciano passare la luce. Sono anche reperibili particolari tegole metalliche strutturate come le normali tegole marsigliesi o olandesi che però presentano, al centro, un foro dotato di vite che serve per il passaggio del tubo metallico per l’antenna televisiva. Altre tegole speciali presentano un grosso foro per il collegamento con camini oppure hanno dei rigonfiamenti per aerazione. I vari tipi di tegole sono dotati di relativi elementi di colmo che vengono posti lungo la congiunzione superiore di due falde e che sono anche dotati di elementi terminali che possono collegare tre falde insieme. Una copertura in tegole, ben sostenuta e ben realizzata, dura moltissimi anni senza presentare particolari problemi. Naturalmente ciò è anche in relazione al tipo di precipitazioni (pioggia, neve, grandine, ecc.) tipiche del luogo ove è realizzato il tetto. In generale è necessario, a meno che non vi siano segnali precisi di infiltrazione, verificare lo stato di conservazione di una copertura almeno ogni 2-3 anni. È però molto importante non camminare troppo sulla copertura in quanto il peso di una persona può spostare tegole o addirittura romperne alcune.
• Coppi: tradizionali tegole per copertura molto usate in tutta Italia fino ad alcuni anni fa.
• Ora è meno impiegata essendo superata da moderne coperture. È tuttavia sempre ricercata per la ristrutturazione di vecchie case.
C’è anche un ampio commercio di coppi usati recuperati da case demolite.
Temporizzatore (Timer)
Elemento elettromeccanico che è in grado di azionare o disattivare apparecchiature elettriche secondo orari prestabiliti. In commercio esistono diversi tipi di temporizzatori che sono costituiti da un orologio il quale attiva o disattiva contatti a seconda dell’impostazione ricevuta.
I temporizzatori sono molto comodi per azionare caldaie ed altri mezzi di riscaldamento (in particolare durante le ore di assenza delle persone), ma sono utilissimi in elettronica e in fotografia e per diverse altre apparecchiature. Possono essere montati anche direttamente all’interno di diversi elettrodomestici quali la lavatrice, il forno a microonde, le stufe e le cucine.
Tendicavo
Elemento meccanico che serve per tendere fortemente un cavo o un filo metallico. L’uso più frequente si ha durante la posa di recinzioni, in quanto permette di tendere i fili di sostegno della rete. è costituito da una sagoma metallica all’interno della quale un perno passante avvolge il filo: azionando la vite con la chiave inglese si realizza una forte tensione del filo stesso. Il tendicavo classico è costituito da un corpo metallico alle due estremità del quale possono avvitarsi due occhioli con gambo filettato.
Gli occhioli vengono collegati alle due estremità del cavo in modo che, azionando il corpo centrale, gli occhioli stessi, avvitandosi, avanzino uno verso l’altro tendendo fortemente il cavo.
Il tenndicavo è necessario per mettere in tensione i cavi che devono stabilizzare antenne, oppure sorreggere carrucole e mantenere in posizione delle coperture e per altri impieghi simili.
Tendicinghia
Termine generico che indica un sistema meccanico atto a mantenere una cinghia di trasmissione sempre con la giusta tensione, in modo che essa trasmetta facilmente il moto senza scivolare e senza fuoriuscire dalle pulegge.
Il tendicinghia può essere rappresentato da una rotella, spinta da una molla, che appoggia sul dorso della cinghia in modo da mantenerla in tensione oppure può essere costituito da un’asola a scorrimento in cui uno degli elementi su cui è collegata la puleggia può muoversi liberamente, richiamato da una molla.
Termoadesivo
Tipo di adesivo che deve essere opportunamente scaldato per fondere e realizzare l’unione delle parti: durante il raffreddamento avviene la presa.
Può essere disponibile in stick da inserire nella “pistola per termocolla” oppure essere già applicato su un supporto in modo che basta riscaldare quest’ultimo (con un ferro da stiro o con una termopistola) per realizzare l’incollaggio.
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Termopistola (termosoffiatore)
Particolare tipo di pistola dotata di resistenze interne in grado di erogare un potente getto di aria estremamente calda (fino a 600°) per eseguire lavori diversi. L’aria calda, ad esempio, consente di provocare la fusione e l’arricciatura di pitture in modo da poterle asportare facilmente col raschietto. Con la termopistola, pertanto, è possibile eseguire rapide sverniciature su materiali diversi quali il legno, il metallo, ecc.
La termopistola fonde anche molti tipi di colla e quindi facilita l’asportazione di moquette e di diversi tipi di carte da parati.
Con la termopistola è anche possibile scaldare parti in materiale plastico, PVC, ecc. in modo da poterle sagomare, curvare, per imprimere una forma che poi viene mantenuta costante a raffreddamento avvenuto.
• La termopistola è un attrezzo pratico e utile, ma deve essere usato in modo attento: non deve mai venire rivolto verso il corpo dell’operatore in quanto può provocare ustioni.
Termostato
Elemento di controllo della temperatura montato su caldaie, scaldabagno, boiler, in grado di disattivare il sistema di riscaldamento dell’acqua quando viene raggiunta una certa temperatura, e di riattivarlo quando la temperatura dell’acqua scende al di sotto del valore minimo previsto.
Il termostato è anche utile per azionare pompe di circolazione dell’acqua al raggiungimento di una determinata temperatura, oppure per azionare l’impianto di riscaldamento (di qualsiasi genere si tratti) rilevando la temperatura interna di un ambiente.
• Nell’impianto generale di riscaldamento vi possono essere pertanto più termostati (uno sulla caldaia, uno per le pompe di circolazione, uno interno all’appartamento ed altri in possibili valvole sezionatrici dell’impianto) e bisogna fare attenzione che essi non interferiscano tra di loro.
In altri termini, può accadere che un termostato azioni o disattivi il funzionamento di una parte dell’impianto dando ordini contrari o comunque non in sincronia con altri termostati.
Terra (impianto)
L’impianto di terra, che è obbligatorio in tutte le abitazioni, è costituito da un circuito realizzato con trecciola di rame che collega i morsetti centrali delle prese elettriche. In questo morsetto viene inserito lo spinotto centrale delle spine di alimentazione di apparecchiature elettriche diverse.
Questo spinotto è in collegamento con la carcassa metallica dei vari utilizzatori. In caso di guasto o di fuga di corrente attraverso la carcassa metallica la corrente viene condotta attraverso il conduttore di terra fino alla spina, quindi dallo spinotto al cavo di terra e il cavo di terra (la trecciola) conduce la corrente verso un dispersore metallico (detto “dispersore” o “puntazza”) conficcato nel suolo. In tal modo si ha la garanzia che eventuali dispersioni di corrente non possano danneggiare le persone ma vengano direttamente scaricate a terra.
L’impianto di terra viene realizzato con un grosso conduttore a trecciola in rame sul quale non devono essere inseriti elementi di interruzione.
Tutti i conduttori di terra provenienti dalle varie prese confluiscono con un unico conduttore che è quindi collegato alla puntazza. Molte abitazioni di vecchia costruzione non hanno l’impianto di terra: è estremamente importante realizzarlo ed è necessario farlo con l’intervento di un tecnico qualificato, in quanto bisogna rispettare precise norme sugli impianti elettrici delle abitazioni.
• Dispersore: elemento metallico, collegato con l’impianto di terra dell’abitazione, conficcato profondamente nel terreno. Il suo compito è quello di disperdere a terra eventuali fughe di corrente che si verifichino in tutti gli elementi protetti dall’impianto di terra. Fisicamente il dispersore è costituito da un robusta punta metallica (detta “puntazza”) che viene conficcata a mazzate nel terreno mentre la testa sporge leggermente e viene protetta da un piccolo tombino.
Sulla testa è presente un occhiolo cui si collega, tramite un morsetto, la trecciola di rame del circuito di terra, che proviene dall’abitazione.
Tester
Strumento che permette di effettuare diverse misure elettriche. Dotato generalmente di un quadro con lancetta (ma esistono anche le versioni “digitali”) esso consente di rilevare la tensione in due punti di un circuito (ad esempio nelle prese di corrente), la resistenza di un qualsiasi conduttore, la corrente che scorre in un circuito ed effettuare altre misurazioni di carattere più complesso. Un piccolo tester con portate (possibilità di misurazione) fino a 500 volt e 5 ampère in tensione alternata, e 50 volt e 2 ampère in tensione continua, oltre alla misurazione di resistenza, può essere sufficiente ed utile in un’abitazione in quanto consente, ad esempio, di verificare se in una presa è presente la tensione, se questa tensione è a 220 volt o è più bassa, verificare se una lampadina è bruciata o se un circuito è interrotto, ecc.
• Apprendere il funzionamento di un tester è abbastanza facile e, molto spesso, le istruzioni a corredo sono sufficienti a chiarire ogni dubbio.
Tige
Tubetto di ottone, o di altro metallo, filettato esternamente, sul quale si avvita il portalampada che può essere fissato alla struttura del lampadario (o della lampada da tavolo) per mezzo di dadi e rondelle. All’interno del tige passano i cavi di alimentazione che sono collegati ai morsetti del portalampada.
Tinteggiatura
Operazione di pitturazione delle pareti tramite idropittura, applicata con plafoncino o con rullo. La tinteggiatura viene eseguita dopo un accurato esame dello stato delle pareti ed eventuale carteggiatura delle parti rugose, con stuccatura di crepe o altre parti irregolari. Prima di procedere col lavoro, è necessario raggruppare tutti i mobili al centro della stanza e coprirli con teli in modo da non sporcarli. Quindi si procede alla pitturazione iniziando dal soffitto e continuando sulle pareti. È necessario preparare preventivamente tutta la pittura necessaria, per non avere gradazioni e tonalità diverse, soprattutto se si intendono utilizzare pigmenti che danno alla base della pittura una tinta particolare. Dopo una prima mano è necessario applicarne un’altra che può essere a mani incrociate oppure sovrapposte a seconda del tipo di pittura.
• È consigliabile lavorare in giornate arieggiate e soleggiate in quanto l’asciugatura risulta più rapida e uniforme. Il lavoro di tinteggiatura viene rifinito con pennelli piccoli lungo i bordi dei telai di finestre e porte, lungo il soffitto o lungo gli zoccoli e così via.
Tintometro (colorimetro)
Apparecchio in dotazione ai negozi di colori, che permette di addizionare ad una tinta base diversi pigmenti, in modo da ottenere una tinta ben precisa. Il sistema, che in alcuni casi è computerizzato, permette di ottenere tinte non presenti sul mercato ma esattamente riproducenti una certo colore originale che si vuole mantenere. Questo permette di effettuare ritocchi conservativi su un supporto colorato, la cui tonalità di colore non è più disponibile in commercio. Inoltre, si possono preparare diversi quantitativi, anche in tempi successivi, di un medesimo colore con assoluta sicurezza che esso sarà esattamente costante. Il tintometro può preparare sia emulsioni per tinteggiatura sia prodotti a smalto.
Tondino
Elemento in ferro o in legno, di forma cilindrica ed allungata, di vario diametro, che serve a vari scopi.
• Il tondino di ferro è usato principalmente per realizzare armature da inglobare nel calcestruzzo al fine di costituire una struttura in cemento armato. È però anche ampiamente usato in lavori di ferro, per realizzare inferriate, ringhiere od elementi decorativi. Il tondino per edilizia si taglia in genere con una robusta cesoia (almeno fino ad un certo diametro); per gli altri impieghi si ricorre alla troncatrice, alla smerigliatrice angolare ed anche al normale seghetto da ferro; può essere facilmente curvato sul banco per mezzo di una apposito attrezzo (molto semplice ed economico quello per il tondino da armatura, più complesso e costoso quello da fabbro).
• Il tondino in legno è in generale realizzato con legno di Ramin (o Ramino) ed è disponibile in diversi diametri, sia verniciato sia grezzo: con diametro 30 e 35 mm, ad esempio, viene utilizzato come supporto per i tendaggi. Adatto per ricavarvi spine di misura è invece il tondino di faggio, che presenta la caratteristica superficie zigrinata ed è fornito, di solito, in barre lunghe un metro nei diametri 6, 8, 10 e 12 mm.
Torcia a gas
Definita spesso (e impropriamente) “lampada a gas”, è un particolare tipo di bruciatore che utilizza una bomboletta “a perdere” inserita sotto il cannello da cui esce la fiamma.
La torcia è costituita da un erogatore comandato da una manopola e da un ugello, attraverso il quale fuoriesce il gas, collegati ad un supporto nel quale viene inserita la bomboletta. La torcia viene accesa ruotando il volantino e ponendo, davanti al gas che fuoriesce, un fiammifero o la fiamma di un accendino. Esistono anche torce a gas con accensione piezoelettrica, più pratiche e sicure. La torcia a gas fornisce una fiamma molto calorifica che può essere utilizzata per diversi scopi: riscaldare parti metalliche, piegare e sagomare elementi di plastica, eseguire sverniciature, ecc.
Tornio
Macchina utensile la cui funzione è quella di realizzare elementi cilindrici o conici o comunque a sezione circolare, variamente sagomati.
Esistono torni per legno e torni per metalli che, anche se strutturalmente simili, presentano differenze fondamentali.
• Tornio per legno: è costituito da un bancale (che poggia su un piano o su un basamento) dotato di due lunghe guide. Sulla sinistra del tornio vi è un gruppo motore, con organi di riduzione del moto che azionano una testa motrice. Su questa è innestato un mandrino nel quale si inserisce il pezzo da lavorare. Al posto del mandrino può anche essere presente una semplice “forchetta” di trascinamento, che trattiene il pezzo da tornire conficcandovisi dentro. Nella parte opposta della testa motrice vi è la controtesta che sorregge una punta regolabile, detta “contropunta”, che fornisce appoggio al pezzo sull’altro lato e lo tiene ben centrato durante la lavorazione. Tra testa e controtesta vi è la torretta mobile col “poggiautensili”: si tratta di una slitta regolabile sulla quale vengono appoggiati dall’operatore i vari utensili da taglio (sgorbie, scalpelli, ecc.). Le velocità di rotazione del mandrino del tornio possono essere variamente regolate con sistemi diversi, per adattarsi a vari diametri del pezzo da tornire. Esistono torni di diversa dimensione e di diversa capacità di lavoro: dal più piccolo per modellismo, che lavora pezzi non più lunghi di 15 -20 cm, ai torni integrali che possono lavorare pezzi lunghi anche oltre 1 m. Sul mercato esistono moltissime versioni adatte ad un utilizzo hobbistico o semiprofessionale, dagli aggiuntivi da azionare col trapano a macchine complete, in un ampio ventaglio di prezzi: al momento della scelta bisogna considerare soprattutto le dimensioni dei pezzi che si vogliono realizzare, sia come lunghezza sia come diametro. Altra interessante possibilità, offerta solo dai torni di un certo pregio, è la presenza (o la predisposizione) per il copiatore, utilissimo per riprodurre in serie più pezzi uguali (ad esempio le 4 gambe del tavolo o le colonnine di una ringhiera).
• Tornitura longitudinale: lavorazione nella quale l’utensile da taglio si sposta nel senso della lunghezza del pezzo, conferendogli (di solito) sezione cilindrica.
• Tornitura trasversale: in questo caso l’utensile si muove dalla circonferenza verso il centro, per rendere piana la superficie frontale (in gergo si dice “sfacciare”). Le possibilità di lavorazione del tornio, soprattutto se manovrato da mani esperte, sono tante e tali che sarebbe impossibile farne una pur succinta rassegna: col tornio infatti si può forare, fresare, scanalare, rendere liscia o ruvida una superficie e così via.
• Tornio per ferro: strutturalmente simile a quello da legno ha, nella testa motrice, un mandrino a 3 o 4 griffe. È sempre presente anche la contropunta ma questa spesso non viene utilizzata in quanto il pezzo da lavorare, se è corto, viene sufficientemente tenuto in posizione, e in rotazione, dal solo mandrino. Sulla torretta portautensili viene fissato l’utensile per mezzo di particolari morsetti e l’utensile viene quindi portato a contatto con il pezzo da lavorare e fatto avanzare per mezzo delle varie manovelle.
Nel tornio per metalli, però, è anche possibile impostare lo spostamento dei carrelli (e quindi dell’utensile) in modo del tutto automatico, sia mediante una “vite madre”, sia grazie ad un’asta scanalata o esagonale.
Nelle versioni più professionali esistono entrambe le barre: quella filettata (la vite madre, appunto) si usa per eseguire filettature (ed infatti comanda solo lo spostamento longitudinale del carrello), mentre quella scanalata si utilizza per la tornitura longitudinale e per quella trasversale (comanda infatti entrambi i carrelli). In molte versioni hobbistiche, di solito prodotte in estremo oriente, tutte le funzioni sono svolte dalla sola vite madre.
• Portautensili (torretta): componente del tornio per metalli su cui viene montato l’utensile per tornitura. La torretta portautensili è posizionata alla sommità del sistema di carrelli e quindi può essere spostata longitudinalmente, trasversalmente e secondo una linea angolata rispetto al bancale.
Tornietta (per ceramica)
Banchetto in legno o metallo dotato, superiormente, di un piatto circolare che può ruotare azionato da un motore elettrico o, nelle versioni più antiche, con la spinta del piede su una apposita pedaliera. Sul piatto girevole viene posto un impasto d’argilla che, durante la rotazione, viene lavorato con le mani per realizzare vasi, ciotole ed altri oggetti di sezione circolare.
Trabattello
Struttura metallica robusta ma leggera, studiata per essere montata e smontata in tempi molto brevi; di norma è fornita di ruote e, se raggiunge una certa altezza, di piedini regolabili di appoggio.
Accanto alle versioni professionali sono facilmente reperibili a costo modesto modelli specifici per un utilizzo domestico: facili da riporre in uno spazio ridotto, offrono un piano di appoggio regolabile su più livelli che, posizionato alla massima altezza, permette ad una persona di raggiungere il soffitto; gli spostamenti dentro casa sono agevoli perché il trabattello smontato passa attraverso le porte.
Traforo
Lavorazione che si esegue su fogli di compensato o altro legno sottile, che consiste nell’intagliare il compensato secondo varie sagome, tramite una sega ad archetto. Le sagome ricavate possono essere quindi assemblate per realizzare piccoli oggetti decorativi, oppure giocattoli, ecc. L’archetto per traforo è costituito da un arco a forma di U lungo 35-40 cm con impugnatura verticale, tra i rami del quale viene tesa una sottile lama. Il compensato si poggia su una particolare assicella dotata di incavo e fissata ad un piano con un morsetto.
Quindi, azionando l’archetto, si ottiene un taglio preciso che può essere sagomato a piacere. I pezzi ricavati col traforo possono essere assemblati con semplice incastro o per mezzo di incollaggio vinilico. Il traforo è senz’altro una delle dotazioni per lavoro manuale su legno più alla portata di giovani, in quanto non è pericoloso e permette di ricavare molti interessanti oggetti cominciando a prendere confidenza con la manualità.
Nei negozi specializzati vengono venduti particolari fogli, da incollare su pannelli di compensato sottile, sui quali sono riportati disegni di vari oggetti da ritagliare ed assemblare. Non mancano in commercio seghe da traforo elettriche od anche banchetti da motorizzare col seghetto alternativo, alcune funzionanti con le consuete lame da traforo, altre che richiedono lame specifiche.
Trapano
È sicuramente l’elettroutensile più conosciuto e diffuso e, proprio per questo motivo, è presente sul mercato con una vastissima gamma di proposte, con prezzi estremamente diversi anche tra modelli che, sulla carta, hanno caratteristiche del tutto equivalenti. La versione a filo, che funziona con la corrente di rete, può avere una sola velocità meccanica ed essere equipaggiata con un variatore elettronico oppure, se più prestigiosa (e costosa), offrire anche un cambio meccanico a 2 velocità. Il senso di rotazione è ormai quasi sempre reversibile e quindi l’utensile può essere usato anche per i lavori di avvitatura.
Altro elemento da considerare è il meccanismo di percussione: meccanico nella maggior parte dei casi, pneumatico negli esemplari ad uso professionale; questo sistema rende più agevole la foratura delle pareti in calcestruzzo.
Il mandrino, cioè l’organo in cui si inserisce la punta, può essere “a cremagliera” (si serra con una chiave), “autoserrante” (bastano le mani e, in qualche caso, una sola) o di tipo SDS (servono punte con codolo compatibile).
Caratteristiche del tutto simili presenta il trapano a batteria, anche qui disponibile con prezzi estremamente variabili: elementi di pregio sono la tensione di funzionamento (18 volt sono meglio di 7,2 volt) la presenza del cambio a 2 velocità, il variatore di giri. In molti casi è anche possibile regolare la forza di torsione su più valori, cosa che risulta utile nei lavori di avvitatura: si tratta in pratica di una frizione regolabile, che slitta quando si supera il valore previsto. Per quanto raffinato e di buona marca, il trapano portatile rivela i suoi limiti (o meglio i limiti di chi lo usa) in lavori particolari come, ad esempio, l’eseguire fori perpendicolari su una tavoletta di legno: qui serve un supporto a colonna, che guidi l’utensile portatile, o un vero e proprio trapano a colonna, macchina formata da un robusto basamento, da una colonna verticale e dal gruppo motore che, con cinghie e pulegge, trasmette il moto al mandrino.
• Le versioni alla portata dell’hobbista sono quasi tutte di importazione e, al di là della miriade di marche, sono sostanzialmente due: quella di taglia inferiore (mandrino da 13 mm, 5 velocità possibili) e quella più massiccia (12 velocità, mandrino da 16 mm).
Trasformatore
Apparecchio elettrico che consente di trasformare la tensione da una differenza di potenziale maggiore a una minore o viceversa. È utile per azionare apparecchiature che non funzionano alla tensione di rete ed è spesso anche collegato ad un raddrizzatore in modo da avere all’uscita una corrente di voltaggio minore e continua (in realtà non è proprio continua come quella fornita da una batteria o da una dinamo, ma pulsante).
Trielina
Nome commerciale del tricloroetilene, è un solvente largamente utilizzato nel lavaggio a secco dei tessuti, ma è anche un ottimo sgrassante: contrariamente alla maggior parte dei solventi, non è infiammabile e può essere usato ogni qual volta si tratti di pulire a fondo pezzi di piccole dimensioni (ad esempio per preparare le superfici prima di un incollaggio).
Tritaliquami
Dispositivo elettrico incorporato in alcuni tipi di water per rendere possibile lo scarico dei residui attraverso una conduttura di piccolo diametro. Apparecchi di questo tipo risultano assai utili, ed a volte insostituibili, nei lavori di ristrutturazione delle abitazioni, perché consentono una maggior libertà nel progettare la sistemazione degli ambienti.
Troncatrice
Nome generico che identifica i numerosi elettroutensili che, sia pure con modalità diverse, sono in grado di tagliare un materiale con un’angolazione ben precisa e, al di là della destinazione d’uso, la maggior parte delle macchine ha una struttura molto simile: un basamento su cui articolano il motore e la parte attiva (lama o disco). Per il ferro esistono alcune versioni: la troncatrice veloce, che utilizza un disco abrasivo e nella quale la testa può solo spostarsi in verticale, e la troncatrice lenta, dove la parte attiva è costituita da una lama a disco che ruota a bassa velocità; quest’ultima variante è più adatta per tagli molto precisi su pezzi pieni (tondi, piatti, ecc.). Sempre più diffuse sono poi le troncatrici a nastro, dette anche segatrici: in questo caso il gruppo motore-lama ha la forma di una piccola sega a nastro e la lama è, appunto, un nastro. Nelle troncatrici da legno, utili anche per metalli non ferrosi, il pezzo in lavorazione resta fisso nella morsa e, per tagli angolati, si può ruotare la testa motrice sia a destra sia a sinistra; in qualche caso sono anche possibili tagli inclinati, “piegando” la testa su un lato o, sui modelli più recenti, su entrambi. In aggiunta all’indispensabile piano di lavoro, molti modelli presentano un pianetto superiore, da cui sporge la lama: bloccando la testa in posizione chiusa, quindi, si dispone di una piccola sega circolare da banco.
Tronchese
Attrezzo manuale, a forma di pinza, che permette di tagliare fili, cavi di acciaio, piccoli tondini, barrette, fino ad un massimo di 3-4 mm di diametro.
Truciolare
È il materiale più economico tra quelli derivati dal legno, ed è formato da un insieme di particelle pressate ed incollate. La materia prima è costituita appunto da trucioli ed altro legname di scarto, ma le particelle vengono selezionate e vagliate in modo da disporre sulle superfici a vista quelle più fini, lasciando all’interno quelle più grossolane. Questa tecnica di lavorazione garantisce superfici ben rifinite ma, per contro, comporta una scarsa tenuta per le viti applicate nello spessore del pannello (si rimedia usando viti un tantino più lunghe). Pur costituito da essenze tenere, il truciolare tende a rovinare le lame durante il taglio a causa del tipo di adesivo usato nell’impasto. Tra le varianti troviamo quella idrofuga (color verde, usata per i mobili della cucina), quella resistente al fuoco (rosa) e, di gran lunga la più diffusa, quella rivestita con resine melamminiche: si parla in questo caso di truciolare bilaminato, che è poi la materia prima con cui viene costruita la maggior parte dei mobili in commercio.
Truschino
Detto anche “graffietto”, è un attrezzo di rilevazione di misure costituito da un blocchetto di legno forato al centro in modo da potervi inserire un’asta quadrangolare, graduata, che porta un ago acuminato ( o una matita) ad una estremità, mentre un morsetto, passante attraverso il blocchetto, può bloccare l’asta in diverse posizioni. Con questo strumento è possibile rilevare uno spessore o una larghezza facendo scorrere il blocchetto lungo l’asta graduata e quindi riportare questa larghezza su una tavola, un pannello o un’asse facendo correre il truschino lungo il bordo, poggiando il blocchetto di legno sul bordo stesso. La punta traccia, in tal modo, un segno netto lungo il quale può essere effettuato il taglio.
Tubi di rame
La tubatura in rame può essere nuda o rivestita con una guaina in PVC o in poliuretano, di vario diametro. I tubi di rame vengono utilizzati in diverse applicazioni quali la distribuzione idrica dell’acqua in un impianto casalingo, l’impianto di riscaldamento, oppure in impianti diversi per conduzione di gasolio ed altri liquidi. I tubi di rame si acquistano a metraggio presso i rivenditori di materiale idraulico che li immagazzinano in grosse matasse. Il rame, non ossidandosi in modo particolare, ma resistendo molto bene alle insidie dell’umidità, può essere anche interrato. È comunque meglio utilizzare il tipo rivestito in PVC in quanto questo materiale, leggermente morbido, protegge la parte esterna da eventuali danneggiamenti. Uno dei notevoli vantaggi dell’impiego dei tubi di rame consiste nel fatto che le curve non devono sempre essere formate per mezzo di giunti, ma spesso possono essere realizzate curvando il rame stesso con un semplice curvatubi. I collegamenti dei tubi di rame tra di loro (o con tubi di altro tipo) sono fatti per mezzo di giunti a compressione. I tubi di rame possono anche essere collegati tra di loro con saldature a stagno e con particolari giunti da avvitare o da saldare, sempre in rame.
Turapori
Speciale liquido penetrante che, applicato su una superficie in legno, carteggiata e ben pulita, ne ottura tutti i pori penetrando ed indurendo, in modo che i successivi trattamenti di finitura siano ben applicabili sulla superficie.
L’applicazione del turapori è anche utile, indipendentemente dalle successive applicazioni di finitura, in quanto protegge il legno dall’ingresso di umidità e da parassiti.
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