Sabbiatura
Efficace metodo di pulizia, che consiste nel trattare la superficie con sabbia silicea erogata ad alta pressione: il sistema viene utilizzato in edilizia per ripulire le facciate degli edifici od i travi a vista del soffitto, in meccanica per rimuovere le incrostazioni dai motori, per eliminare la ruggine da ringhiere e cancellate, per sverniciare qualsiasi tipo di superficie. Eseguita ad arte sul legno nuovo, la sabbiatura rimuove le fibre più tenere e crea sulla superficie un effetto molto simile a quello provocato dal tempo e dalle intemperie: questo trattamento si usa ad esempio quando è necessario rifare i serramenti (di solito il portone d’ingresso) di vecchi e prestigiosi palazzi, conservandone l’aspetto antico. Eseguita su vetro realizza una finissima opacizzazione di aree delimitate. La sabbiatura a secco richiede grandi quantità d’aria compressa e, a livello hobbistico, è possibile solo su superfici molto ridotte, sfruttando per qualche attimo la pressione massima del compressore per alimentare l’apposita pistola; per superfici più grandi si può invece usare l’idropulitrice equipaggiata con l’accessorio specifico, offerto da quasi tutte le marche (deve adattarsi perfettamente alla lancia): qui la sabbia viene aspirata e “sparata” dalla forza dell’acqua che, particolare molto gradevole, rende impossibile la formazione di polvere (fastidiosa e soprattutto dannosa). La sabbia, in ogni caso, non può essere quella che si usa per preparare la malta: deve essere perfettamente asciutta e di una granulometria ben precisa, per cui conviene acquistarla a sacchetti da un rivenditore.
Ricordiamo infine che, dopo il trattamento, il metallo sabbiato rimane totalmente “nudo” ed esposto all’ossidazione, e deve quindi essere tempestivamente trattato con antiruggine.
Salamandra
Termine commerciale che indica un particolare tipo di foglio in faesite che presenta una traforatura con fori rotondi, distanti uno dall’altro circa 20-25 mm. La salamandra può servire per realizzare schienali di mobili che devono risultare arieggiati ed è anche molto pratica per costituire pannelli da porre sopra il banco da lavoro a cui appendere i vari attrezzi. Nei fori, infatti, possono essere collocati dei gancetti che sostengono gli attrezzi manuali di uso più frequente.
Saldatore elettrico a stagno
Utensile elettrico dotato di una punta (che viene riscaldata da una resistenza) e di una impugnatura per poter azionare la punta. Il saldatore serve a fondere il filo o la bacchetta di lega di stagno ed eseguire saldature su piccoli componenti in rame, ottone ed altri metalli e leghe che possono essere saldati con lo stagno. Il saldatore elettrico può avere diverse fogge e diverse potenzialità. Il più semplice ha la punta del diametro di una matita, che va restringendosi verso l’estremità anteriore e quindi si incurva verso il basso. Serve per lavori continuativi e prolungati su pezzi di metallo e non su circuiti elettrici.
Per lavorare su circuiti elettrici è più conveniente utilizzare il
saldatore istantaneo a pistola, un attrezzo a forma di pistola, con pulsante di azionamento che fa riscaldare la resistenza e scalda la punta. Con questo strumento è possibile eseguire saldature piuttosto precise. Per intervenire su circuiti elettronici si usa invece la versione “a stilo”, caratterizzata da una punta diritta che termina ad ago. Per saldature più impegnative su pezzi di grandi dimensioni, è invece opportuno utilizzare il saldatore a “mazzetta”.
• Saldatore termostatico: particolare tipo di saldatore elettrico a stilo, dotato di una centralina di controllo che è in grado di mantenere la punta a temperatura costante: questo tipo di saldatore è utile per lavori prolungati sui circuiti elettronici, perché la temperatura del saldatore non supera mai il valore ottimale e non si corre il rischio di danneggiare i componenti più delicati.
Saldatrice ad arco
Apparecchio in grado di produrre un potente arco voltaico, che a sua volta fonde il metallo. La versione più comune funziona grazie ad un particolare trasformatore (detto “a ferro saturo”) che abbassa la tensione di rete dai 220V a circa 40-50V, ma aumenta l’amperaggio conservando una certa possibilità di regolazione per adattare l’arco al diametro dell’elettrodo. Questo tipo di saldatrice, detta anche “statica”, eroga corrente alternata e non è quindi adatta per saldare, ad esempio, l’acciaio inox. Un tempo assai costose ed ora molto più abbordabili sono invece le saldatrici ad inverter che, con peso ed ingombro assai minori, sono efficaci sia sul ferro sia sull’inox: qui, mediante raffinati circuiti elettronici, la corrente alternata viene prima trasformata in continua e poi, grazie all’inverter, convertita in alternata ad alta frequenza (dai 50 Hz della rete a circa 85.000 Hz); prima di arrivare all’elettrodo, infine, la corrente ritorna ad essere continua, e di ottima qualità, a tutto vantaggio del risultato finale (l’elettrodo non “scoppietta”, ma si fonde in modo fluido e regolare).
Per effettuare la saldatura si collega la pinza di massa ad uno dei pezzi da unire e si inserisce un elettrodo nella pinza portaelettrodo, si accende la saldatrice, si regola la corrente e si porta a contatto l’elettrodo con le parti da saldare, lungo la linea di unione. In questo punto avviene un violento cortocircuito con sviluppo di notevole calore e luce (definito “arco”) che fonde sia l’elettrodo inserito nella pinza, sia i bordi dei metalli da unire. Dopo questa fusione il metallo si raffredda e si realizza così la saldatura dei due pezzi. Esistono in commercio saldatrici ad arco di varia potenzialità per poter saldare su pezzi di vario spessore. Per un impiego fai-da-te è più che sufficiente una saldatrice che raggiunga i 120-130 ampère di corrente e fonda elettrodi del diametro 3,25 mm. Quando si salda è necessario collocare la saldatrice in una posizione sicura, lontano da posti bagnati o umidi e a riparo da schizzi di metallo fuso; è anche necessario (oltre ad indossare la maschera con vetro “inattinico”) ripararsi il capo con un berretto, utilizzare guanti e non indossare vestiti con risvolti o tasche aperte in quanto gli schizzi di materiale fuso potrebbero penetrarvi e causare danni. Ricordarsi sempre di spegnere la saldatrice e scollegarla dalla rete quando non si salda o durante gli intervalli del lavoro.
Saldatrice a filo
Apparecchiatura elettrica per saldatura costituita da un trasformatore che abbassa la tensione di rete e fornisce la tensione ad una pinza di massa e ad un rocchetto di filo che funge da elettrodo e metallo d’apporto. Per mezzo di una particolare “torcia”, attraverso la quale penetra il filo e dalla quale esso fuoriesce, è possibile, collegando la pinza di massa al metallo da saldare, creare un arco continuo tra il filo e i metalli da unire in modo da fondere il filo stesso e i lembi dei metalli, per realizzare un sottile cordone di saldatura. La saldatrice a filo è particolarmente adatta per saldatura su lamiere sottili, che verrebbero irrimediabilmente bucate dalla potenza dell’arco di una normale saldatrice ad arco, ma svolge egregiamente la sua funzione anche su pezzi di notevole spessore. La saldatrice a filo è anche molto pratica per saldature prolungate, in quanto nel rocchetto sono avvolti molti metri di filo e non vi è necessità di interrompere il cordone per inserire un nuovo elettrodo. Con la saldatrice a filo è anche possibile eseguire saldature in ambiente gassoso (vedi MIG) e realizzare unioni tra metalli particolari. Anche il filo di apporto può essere in leghe diverse per adattarsi al tipo dei metalli da unire.
Saldatura
Unione di due metalli per mezzo di fusione di un terzo metallo insieme ai lembi dei due metalli a contatto in modo che, con il successivo raffreddamento ed indurimento, si costituisca un giunto solido e resistente. La saldatura, e quindi la fusione del metallo di apporto e dei metalli da unire, può essere effettuata elettricamente con saldatrici “ad arco” o “a filo” oppure può essere realizzata per mezzo della fiamma ossiacetilenica. Non bisogna confondere (come nella pratica normale spesso avviene) la saldatura con la brasatura: infatti nella saldatura fondono parzialmente anche i metalli da unire, nella brasatura, invece, fonde solamente il metallo d’apporto.
• Saldatura ossiacetilenica: saldatura ottenuta riscaldando e fondendo i metalli da unire con un metallo d’apporto per mezzo di una fiamma molto calorifica, prodotta dall’accensione di una miscela di ossigeno e acetilene. I due gas, provenienti da due bombole, vengono miscelati all’interno di un apposito cannello che ne permette anche la dosatura. La fiamma viene anche alimentata dall’ossigeno presente nell’aria. La fiamma (dardo) raggiunge i 3100 gradi di temperatura e permette di fondere la maggior parte dei metalli e delle leghe di normale impiego. La saldatura ossiacetilenica si esegue scaldando preventivamente le parti da unire. Avvicinando la bacchetta di metallo d’apporto al punto da saldare e investendo la bacchetta con la fiamma, se ne provoca la fusione insieme alle parti combacianti dei pezzi da unire.
Si prosegue con questa operazione fino a formare un cordone ininterrotto di saldatura. Può capitare, durante il lavoro, che la fiamma si spenga con uno scoppio rumoroso: ciò è dovuto a un’improvvisa ostruzione della punta. L’inconveniente si può eliminare strofinando la punta stessa su una tavoletta nettapunte apposita. Per la sicurezza del lavoro è necessario controllare che i tubi di afflusso del gas siano perfettamente integri e che le bombole ed i relativi riduttori siano funzionanti. Attualmente sono in commercio “posti di saldatura” di dimensioni ridotte, con bombole di ossigeno ed acetilene di piccole dimensioni, adatte ad un impiego non professionale. Si ricorda, infatti, che le normali bombole per saldatura non possono essere detenute senza un regolare permesso delle Autorità di controllo. Durante la saldatura si deve aerare l’ambiente ed attrezzarsi con occhiali da saldatura, guanti, berretto e vestiti adeguati.
• Ripresa a rovescio: cordone di saldatura steso sulla parte opposta del cordone principale già effettuato. L’utilità della ripresa a rovescio è duplice: innanzi tutto l’unione dei pezzi risulta più stabile e robusta in quanto i cordoni sono due e le parti da unire sono fuse per una maggiore estensione. In secondo luogo la ripresa contrasta le tensioni di imbarcamento e chiusura che un cordone solo esercita, impedendo deformazioni della struttura metallica.
Saltarello
Tappo metallico inserito nel bocchettone di scarico di lavabo e bidet, che può essere azionato con una leva posta sulla bocca di erogazione o in altra parte dei comandi del sanitario. In tal modo il saltarello occlude lo scarico in modo da permettere il riempimento di acqua del sanitario.
• Se il saltarello non funziona o si inceppa si può esaminare il meccanismo di azionamento che è posto sul retro del sanitario stesso ed eventualmente regolare o variare la posizione dei morsetti che uniscono le astine di comando.
Salvavita
È un apparecchio elettrico che svolge una funzione estremamente importante: scollega istantaneamente la rete elettrica di un’abitazione in caso di fuga di corrente e, in particolare, in caso di possibile folgorazione. Il funzionamento è semplice. L’interruttore differenziale rileva la corrente che circola nel circuito generale dell’abitazione e controlla che la corrente in “entrata” sia uguale a quella di “ritorno”: nel momento in cui si verificasse una differenza (cioè la corrente di ritorno fosse minore) esso scatta immediatamente interrompendo l’alimentazione. Infatti se la corrente di ritorno è minore significa che una parte è scaricata verso terra, magari tramite il contatto con una persona. Il disinserimento della tensione del salvavita è talmente rapido che la persona eventualmente causa della fuga di corrente non si accorge nemmeno dello scampato pericolo.
• L’installazione di un salvavita, come tutti i lavori sull’impianto elettrico di casa, deve essere effettuata da un tecnico abilitato.
Sbloccante
Liquido sintetico che, applicato su dadi e bulloni ostinati, ha la capacità di penetrare negli interstizi delle filettature e ammorbidire eventuali incrostazioni di ossido o di pittura facilitando la successiva azione di sbloccaggio. L’elemento da sbloccare deve essere ripetutamente bagnato con questo liquido oppure, se è possibile, messo in immersione per ottenere un risultato più rapido. Se il liquido sbloccante non ottiene alcun effetto si può tentare lo sbloccaggio riscaldando le parti da allentare con la fiamma.
Scale a pioli
Disponibili in diverse versioni ed esecuzioni, possono essere in un sol pezzo o formate da più elementi incernierati o agganciati fra loro.
Le scale a pioli vanno affrancate (cioè bloccate, assicurate) solidamente quando sono lunghe e raggiungono un’altezza superiore ai tre metri.
A terreno bisogna dare un “piede” (distanza tra l’appoggio della scala e la base dell’edificio contro cui è appoggiata) sufficiente, non minore di un quarto dell’elevazione della scala.
• Conviene legare il primo piolo a un picchetto infisso nel terreno o ad un oggetto stabile mentre nella parte superiore si può legare la scala con una corda a ganci, supporti, o altri appigli che siano saldamente collegati con la struttura dell’edificio.
Scalpello
Utensile manuale che serve per incidere e tagliare sia metallo che legno, per scavare e sagomare pietra, muratura ed altri materiali duri. A seconda del tipo di materiale e a seconda della lavorazione da effettuare si utilizzano scalpelli molto diversi tra di loro.
• Scalpelli per legno: sono dotati di un manico robusto che può essere in legno o in materiale plastico e di una lama di varia larghezza e spessore che termina con uno spigolo vivo in modo da poter penetrare facilmente nelle fibre del legno. Lo scalpello può essere azionato a mano oppure con un mazzuolo in legno per creare ad esempio incisioni, tagli ed altre sagomature.
• Scalpelli per ferro: non presentano un’impugnatura ma sono costituiti da barre di acciaio di varia dimensione e sezione, che terminano con una punta acuta o piatta. Lo scalpello per ferro serve per incidere e per tagliare il metallo o per eseguire lavorazioni particolari. Di lunghezza varia, si batte con il martello o con il mazzuolo.
• Scalpello per pietra e muratura: è a sezione cilindrica o poligonale ed è di varia lunghezza e diametro. Può avere la punta acuta o piatta a seconda del tipo di lavorazione da effettuare. Per eseguire fori si utilizza lo scalpello con la punta acuta mentre per realizzare vaste aperture, oppure incisioni sagomate, è preferibile usare lo scalpello con punta piatta. Esiste anche una serie di utensili per la tornitura che vengono definiti “scalpelli per tornitura”. Sono realizzati come normali scalpelli da legno, ma hanno la punta variamente sagomata.
Scanalatura
Incavo a sezione quadrata, rettangolare o variamente tondeggiante, che può essere ricavato su materiali vari: legno, muratura, ferro ecc. A seconda del materiale su cui viene ricavata la scanalatura si utilizzano mezzi e sistemi differenti.
• Su legno: una sottile scanalatura può essere semplicemente ricavata passando il legno sulla sega circolare di poco rilevata dal piano. Scanalature più grandi possono essere ottenute con una fresa o sempre con la sega circolare, con più passaggi affiancati ripetuti. Scanalature corte e profonde si realizzano con lo scalpello e si rifiniscono con lime e piccole raspe.
• Su muratura: le scanalature su muratura, che spesso si devono effettuare per incassare cavi del circuito elettrico, si effettuano con il mazzuolo e lo scalpello a punta diritta. Esiste anche lo “scanalatore” che permette di eseguire più velocemente il lavoro. Questo elettroutensile è dotato di un disco di metallo duro che viene azionato rapidamente dal motore. Facendo scorrere l’attrezzo sulla parete si realizzano rapidamente larghe scanalature in cui si inseriscono le canaline per gli impianti “sottotraccia”.
• Su ferro: le scanalature su ferro si ottengono per mezzo di macchine utensili adatte a questo scopo come la fresatrice o la smerigliatrice ed è un intervento da effettuare in officina, non sempre semplice con i mezzi fai da te.
• Scanalatore (aggiuntivo): aggiuntivo per trapano, da inserire sul mandrino dello stesso, dotato di un disco di metallo extra-duro che permette di realizzare rapide scanalature su pareti di mattoni o di altro materiale.
Per eseguire il lavoro si innesta l’aggiuntivo quindi si aziona il trapano e si porta il disco a contatto con il muro; si sposta l’utensile in rotazione lungo la linea che si deve seguire per effettuare la scanalatura. Dopo avere praticato un primo intaglio se ne esegue un altro a qualche cm di distanza e parallelo al primo, quindi si asporta il materiale compreso tra questi due intagli con qualche colpo di scalpello.
Scarico
Termine generico che indica la tubazione di deflusso dell’acqua che parte da un sanitario o da un’altro elemento di raccolta di acque. Gli scarichi, in genere, sono realizzati con tubi in PVC, incastrati e collegati per mezzo di particolari giunti e colla speciale. Gli scarichi devono confluire verso elementi di raccolta cui pervengono altri scarichi e quindi i liquidi vengono convogliati verso fogne, pozzi o cisterne per acque nere. Quando si realizza una tubazione di scarico bisogna sempre ricordare di dare una certa pendenza alla tubazione stessa in modo che i liquidi che vi transitano non ristagnino e non creino depositi. Una pendenza accettabile è di 20 mm ogni metro lineare. È anche necessario non fare eseguire allo scarico curvature troppo strette in cui potrebbero accumularsi detriti che, alla lunga, causerebbero l’ostruzione dello scarico stesso. Qualsiasi impianto e condotto di scarico dovrebbe essere ispezionabile in più punti in modo tale da potervi accedere agevolmente con aste o con elementi di sgorgamento in caso di otturazione.
Sciacquone
All’interno dello sciacquone del water vi è un sistema idraulico composto da un rubinetto di erogazione che viene aperto e chiuso da un braccio collegato ad un galleggiante.
Quando lo sciacquone è pieno d’acqua il galleggiante viene sollevato verso l’alto ed il rubinetto viene chiuso.
Il comando di scarico fa alzare una campana di gomma che, alla fine dello svuotamento, si richiude e tappa il foro di uscita. Nel frattempo il galleggiante è sceso e ha riaperto l’alimentazione di acqua. Un terzo tubo funge da “troppo pieno” e scarica l’acqua che dovesse entrare in eccesso nello sciacquone a causa di un guasto del rubinetto di entrata. Lo sciacquone non ha bisogno di particolari manutenzioni se non quando il galleggiante si fora (se è del tipo a palloncino) oppure quando vi sono dei bloccaggi dei meccanismi interni dovuti al deposito di calcare.
• Lo sciacquone “a zaino” indica un tipo di vaschetta posto immediatamente dietro alla tazza del water, è quello maggiormente diffuso perché è molto pratico sia nell’installazione sia nella eventuale riparazione.
Scossalina
Termine generico con cui si individuano tutti quegli elementi di sigillatura, protezione e giunzione tra muri, pareti, tetti ecc. La classica scossalina è costituita da una striscia di piombo che collega una parete verticale con una tettoia, in modo da sigillare la congiunzione ed impedire che le acque piovane, colando lungo la parete, entrino nella fessura tra muro e tetto. Altri tipi di scossalina sono quelli che rivestono i fumaioli, per impedire che l’acqua piovana penetri nel tetto oppure quelli che uniscono diverse falde del tetto come le converse, ecc. Le scossaline possono essere costituite, come si è detto, da fogli di piombo da sagomare di volta in volta, fogli di lamiera zincata, fogli di cartone bitumato o di guaina asfaltata che vengono collocati e sagomati in modo da far defluire le acque ed impedire ogni infiltrazione.
Sega a catena
Equipaggiata con un motore elettrico o a scoppio, è caratterizzata da una lunga barra sulla quale scorre appunto una catena, con le maglie fornite di denti. Studiata per eseguire tagli grossolani ma rapidi su pezzi di grandi dimensioni, meglio se di legno verde o non troppo stagionato, è indicata per abbattere alberi, segare tronchi, sgrossare il legname per renderlo più facilmente trasportabile. Se per lavorare nel bosco è indispensabile un modello di buona potenza e ovviamente dotato di motore a scoppio (motosega), per i lavori in prossimità dell’abitazione come, ad esempio, preparare la legna per il camino è più indicata una versione elettrica (elettrosega), che ha un costo assai inferiore e presenta meno problemi di manutenzione (soprattutto per un uso saltuario). La lunghezza della barra può essere considerata come il raggio teorico di taglio e, quindi, con una barra da 35-40 cm (le più diffuse nei modelli non professionali) si potrebbero fendere tronchi fino a 70-80 cm di diametro: gioca però un ruolo determinante la potenza erogata che, ovviamente, è di solito ben superiore nelle versioni con motore a scoppio. Queste ultime sono anche disponibili in esemplari di piccola cilindrata e di dimensioni ridotte, che si distinguono non tanto per l’esuberante potenza ma per le loro doti di maneggevolezza: sono l’ideale, infatti, nei lavori di potatura.
• In tutti i modelli e versioni la parte attiva va mantenuta ben affilata e, durante l’uso, lubrificata con l’apposito olio, confezionato con un additivo che lo rende adesivo e quindi capace di resistere alla forza centrifuga. Indispensabile, infine, una frequente pulizia di tutte le parti per rimuovere i residui di legno impastati col lubrificante: l’operazione è agevole se si interviene appena terminato il taglio, più complicata se si lasciano essiccare i depositi.
Sega a dorso
è una sega manuale costituita da una lama robusta di forma rettangolare, rinforzata nella parte superiore da un dorso metallico che termina in un’impugnatura diritta. È una specie di segaccio ma con lama estremamente rigida, che permette di eseguire tagli molto precisi senza il rischio di incurvatura della lama stessa durante il lavoro.
Sega a tazza
Detta anche “tazza” è una sega anulare con dentatura frontale (come il nastro della sega a nastro) inserita in un portalama realizzato appositamente (che può ricevere seghe di diverso diametro).
Azionata dal trapano, la sega a tazza è in grado di praticare fori passanti di grande diametro (fino a 8-12 cm) sia su legno che su altri materiali. Esistono infatti le seghe a tazza al carborundum per lavorazioni su metalli, pietra, ecc.
Sega per metalli
Attrezzo dotato di lama speciale, che serve per tagliare vari tipi di metallo.
È costituito da un arco in tubo o in profilato con un’impugnatura che sostiene una lama con dentatura molto fine. La tensione dell’arco, nei migliori seghetti, può essere regolata per mezzo di un pomolo a vite e la lama stessa può essere ruotata di 90° per rendere possibili tagli molto lunghi (l’archetto, in questo modo, resta di lato).
Per tagliare metalli spessi o per effettuare lavori ripetuti conviene utilizzare una segatrice per ferro. Si tratta, in pratica, di una sega a nastro dotata di un solido banchetto, in cui la lama scorrevole possiede la dentatura fine per tagliare il ferro.
Segaccio
Detto anche “saracco” è una sega manuale che consiste di una lunga lama di forma trapezoidale con dentatura inferiore ed un’impugnatura in legno o in plastica. È la sega più pratica e usualmente utilizzata in laboratorio per tagliare legni di varia dimensione e per sezionare pannelli (forma e dimensione della lama sono studiate per seguire con facilità linee diritte). Esistono segacci con lame lunghe da 30 cm fino a 90 cm ed esistono anche pratici kit comprendenti diverse lame di varia foggia e lunghezza che sono intercambiabili su un’unica impugnatura.
Sega motorizzata
Utensile elettrico che, grazie ad una lama fornita di denti più o meno fitti ed accentuati, è in grado di tagliare, a seconda delle versioni, i più svariati materiali. I tipi più diffusi sono i seguenti
• Sega a nastro: sega motorizzata con motore elettrico e dotata di due pulegge (di dimensioni varie a seconda della grandezza della sega) sulle quali scorre un lungo anello in acciaio che porta una dentatura frontale.
Un tratto di questo anello d’acciaio (il “nastro” o “bandella”) è accessibile dall’esterno per cui è possibile tagliare pezzi di legno di varia dimensione in proporzione alla taglia della sega stessa. Nelle macchine più efficaci, la velocità di scorrimento del nastro corrisponde a circa 1000 metri al minuto.
• Anche in questo tipo di macchina le caratteristiche e le modalità del taglio dipendono in buona parte dalla lama: se i denti sono grossi e spaziati avremo tagli rapidi e grossolani (l’ideale per preparare la legna da ardere), se i denti sono piccoli e fitti il taglio sarà più lento ma abbastanza rifinito; allo stesso modo un nastro largo ci agevola nel seguire linee diritte, mentre uno molto stretto permette di seguire linee curve o sinuose.
Molto dipende, infine, dalla bontà della macchina e, in particolare, dalla funzionalità dei dispositivi guidalama.
• Sega circolare: specializzata in tagli rettilinei e, con la lama adatta, molto ben rifiniti, può essere di tipo portatile o da banco. La sega portatile è dotata di un motore elettrico a spazzole e di una suola di appoggio inclinabile fino a 45° su un lato: maneggevole e sicura, ha una capacità di taglio proporzionata alla potenza e, negli esemplari più prestigiosi (sempre a livello hobbistico), affronta tavole spesse fino a 66 mm.
La sega da banco offre una superficie di appoggio piana su cui si fa scorrere il pezzo in lavorazione ed almeno una guida parallela per tagli di precisione. Le migliori macchine con basamento, infine, sono (o possono essere) equipaggiate con l’utilissimo carrello a squadrare, che sostiene il pezzo e lo guida contro i taglienti sia a squadra, sia con l’inclinazione voluta: il carrello, tra l’altro, permette di impostare la lunghezza del pezzo ed è utilissimo per tagli in serie.
• Seghetto alternativo: elettroutensile integrale indicato per eseguire tagli su legno ed altri materiali per mezzo di una corta e robusta lama che effettua numerose corse in senso verticale. Nelle versioni più complete e raffinate, poi, è possibile regolare la velocità della parte tagliente (caratteristica assai utile per agire sul metallo) ed inserire il movimento pendolare: in questo caso la lama si sposta in avanti durante la fase attiva (quando rientra verso la carcassa) e riprende la posizione verticale nella fase di ritorno. Il principale vantaggio di questo sistema, regolabile su più posizioni di ampiezza, è quello di ridurre al minimo la fatica dell’operatore: il seghetto, in altri termini, sembra avanzare da solo lungo la linea prestabilita. Con queste pregevoli caratteristiche e grazie alla possibilità di inclinare la suola (fino a 45°) su entrambi i lati, il seghetto alternativo è diventato un indispensabile compagno di lavoro per hobbisti ed artigiani: viste le dimensioni della lama (tra l’altro disponibile in moltissime esecuzioni), però, trova il suo impiego ottimale nei tagli curvi o sagomati.
• Gattuccio: sega per legno o per ferro fatta a forma di coltello con lama lunga e stretta. Serve per tagliare elementi in posizioni difficili o rasente ad ostacoli. Esiste anche la sega a gattuccio elettrica: molto rapida, taglia diversi materiali senza che l’operatore faccia la minima fatica. Ideale per tagliare tubi ed altri elementi in prossimità di ostacoli che limitano la possibilità di lavoro.
Servente
Particolare accessorio il cui compito è quello di sorreggere lunghe tavole o pannelli durante il taglio per evitare che, sporgendo oltre il piano di lavoro della sega (o di altra macchina utensile), si flettano verso il basso rendendo difficile il taglio. Detto anche “rulliera”, il servente è costituito da un’asta verticale dotata di treppiede che sostiene un supporto ad U, tra i cui bracci viene collocato un rullo metallico o in materiale sintetico. Il servente viene regolato alla giusta altezza e collocato ad una adeguata distanza dalla macchina utensile.
• La tavola, spinta dall’operatore, dopo essere fuoriuscita dal piano di taglio si appoggia sul servente e può essere completamente tagliata senza il pericolo di flessioni che deformerebbero il taglio.
Sgorbia
Attrezzo manuale che serve per intagliare e scavare il legno. La sgorbia è un particolare utensile dotato di un’impugnatura in legno o in materiale sintetico e di una lama che è leggermente concava e termina con un’affilatura ad unghia. Vi sono sgorbie di sezione e forma molto differenti a seconda del lavoro che devono compiere e possono essere utilizzate sia nella lavorazione diretta, per creare bassorilievi, intagliature e ribassi nel legno, sia per asportare il truciolo continuo mediante tornitura.
Sgorgare gli scarichi
Frequentemente gli scarichi dei vari sanitari si otturano. In generale l’otturazione è causata da un intasamento del sifone posto dietro al sanitario stesso. Nel caso più semplice basta utilizzare una ventosa di gomma oppure è sufficiente svitare il sifone e vuotarlo. Se invece lo scarico è intasato più avanti si deve impiegare una sonda in acciaio flessibile che, con qualche cautela, può essere azionata con il trapano. Esistono inoltre apposite sonde che, azionate dall’idropulitrice, sono in grado di effettuare una pulizia radicale della tubatura: la relativa rigidità del tubo flessibile e la presenza dell’ugello, però, ne limitano l’impiego alle condutture principali.
Sifone
Conduttura idraulica sagomata in modo particolare (ad S, a bottiglia, a U, a barilotto, ecc) in modo che l’acqua, o il liquido scaricato nel condotto, crei una barriera contro la risalita di effluvi o esalazioni. Il sifone è il punto in cui più facilmente avvengono le intasature, sia negli scarichi dei lavandini o dei lavabo, sia in quelli di water o altri sanitari. Nel caso di lavandini e lavabo è facile intervenire in quanto il sifone è sempre accessibile e svitabile o smontabile per eliminare l’eventuale intasatura. Nel caso di altri sanitari (vasca da bagno, piatto doccia, ecc.) non si può accedere direttamente al sifone e si deve agire per mezzo di aste flessibili o di ventose che permettano di liberarlo dall’ostruzione.
Sigillante
Materiale di varia composizione che, applicato lungo giunzioni e fessure, è in grado di creare una perfetta continuità tra gli elementi accostati e di impedire a fluidi diversi, come l’acqua, di penetrare. L’uso di sigillanti è molto diffuso durante i lavori di restauro e di riattamento di un’abitazione per sigillare le giunzioni tra telai di finestre e pareti, fessure nelle pareti, giunzioni di falde nei tetti, scossaline danneggiate, ecc.
I materiali sigillanti sono di diversa composizione e possono essere utilizzati in vario modo.
Quelli liquidi si applicano a pennello o con pistola a spruzzo mentre quelli pastosi vengono applicati con tubetto o con particolare pistola per estrusione.
• Silicone sigillante: composto siliconico fluido e pastoso che serve per realizzare sigillature sia in casa che all’aperto in quanto, dopo essere stato applicato, diventa duro e gommoso e realizza una guarnizione sigillante perfettamente continua. Esistono diversi tipi di silicone, suddivisi tra quelli a reazione acetica (il prodotto odora di aceto) e quelli a reazione neutra (meno corrosivi ed indicati per incollare specchi o nel campo della lattoneria): i più utilizzati sono quelli trasparenti o bianchi, molto adatti nella sigillatura dei sanitari contro il muro. In questo caso è preferibile l’utilizzo di una versione specifica, con additivo antimuffa .
Si trova confezionato in tubetto o in cartuccia da erogare con la pistola ad estrusione. Il tubetto è dotato di una chiavetta che permette di svuotarlo completamente. Sulla bocca del tubetto viene avvitato il beccuccio in dotazione, che serve come applicatore. Premendo il tubetto si fa fuoriuscire un cordone di silicone che va applicato lungo la giunzione da sigillare per tutta la lunghezza. Se rimangono delle bave di silicone si lasciano asciugare ed indurire e quindi si asportano con una lametta. Il secondo sistema di applicazione prevede l’utilizzo di una particolare pistola (ormai disponibile a prezzi irrisori) che accoglie la cartuccia e, grazie ad un pistone azionato da un grilletto, ne permette lo svuotamento completo.
• Sigillante acrilico: rispetto al silicone offre una minor resistenza nei confronti della pioggia battente ma, essendo studiato per aderire su materiali porosi, trova largo impiego in varie applicazioni. Disponibile in almeno due colori (bianco e grigio, oltre che trasparente), può essere sovraverniciato (cosa non possibile coi prodotti siliconici) ed è molto facile da applicare: il cordone appena steso, infatti, può essere lisciato e regolarizzato con un dito inumidito in acqua.
Simboli isolamento
Le apparecchiature elettriche possono essere protette dall’umidità e dall’acqua in maniere diverse. A seconda del tipo di protezione realizzato, sono riportati sul mantello e su una targhetta dei simboli particolari. Un doppio quadrato concentrico indica che i conduttori elettrici interni sono isolati doppiamente; una goccia indica che l’apparecchio è protetto dalla pioggia; due gocce indicano che l’apparecchio è protetto dagli spruzzi e schizzi d’acqua; una goccia inserita in un triangolo indica che l’apparecchiatura è adatta per poter funzionare in immersione sott’acqua.
Smalto
Materiale di varia composizione, in generale a base di silicati e borati, che viene utilizzato per effettuare smaltature a caldo. Con tale termine viene anche indicata usualmente la pittura coprente di normale utilizzazione.
• Smalto ceramico: particolare liquido che, applicato su vasche da bagno, bidet, lavabi e piastrelle ricostituisce una pellicola resistentissima e brillante come quella originaria del sanitario nuovo. Di solito si tratta di un prodotto chimico a due componenti dotato di proprietà autolivellanti che, applicato sulla ceramica, ne riempie le eventuali screpolature e, con il suo forte potere coprente, la rende di nuovo perfettamente bianca e lucida. L’applicazione deve essere molto accurata in quanto bisogna evitare le colature poiché sono praticamente impossibili le riprese di pennellature mal applicate.
È anche necessario togliere o isolare perfettamente le parti metalliche o cromate in quanto il rivestimento ceramico le coprirebbe e sarebbe molto difficile eliminare, in un secondo tempo, tale copertura.
• È buona norma areare l’ambiente in cui si lavora ed indossare una mascherina per evitare di inspirare le esalazioni che si producono durante il lavoro.
Smerigliatrice angolare
Elettroutensile integrale che aziona un disco abrasivo posto a 90 gradi rispetto all’asse del motore, per molare, lisciare, asportare metallo, tagliare metallo, pietra, ecc. La smerigliatrice angolare adatta al fai da te è il modello più piccolo con potenza, in genere, non superiore ai 600-700 watt e con velocità di rotazione variabili, a vuoto, tra i 10.000 ed i 12.000 giri al minuto. Il diametro del disco di questi modelli è mediamente di 115 mm, mentre il peso varia da 1,5 a 2 kg. Con questo elettroutensile è molto facile tagliare barre e tubi metallici, smerigliare e molare saldature, asportare bave ed effettuare altre lavorazioni su ferro, acciaio e metalli in genere. La smerigliatrice è utile anche per tagliare e sagomare laterizi, pietra, marmi, ecc.
Per effettuare i vari lavori si utilizzano dischi diversi: esistono dischi per pietra (da taglio) e dischi per metallo (più spessi per molare, sottili o sottilissimo per tagliare).
• La smerigliatrice angolare è un utensile da maneggiare con attenzione in quanto la velocità di rotazione elevata può causare la frantumazione del disco con relativa proiezione di schegge. È necessario mantenere sempre al suo posto la cuffia di protezione e lavorare sempre in condizioni di sicurezza con dischi in buono stato. È obbligatorio ripararsi le mani e gli occhi durante. Al posto del disco abrasivo si può anche montare un disco diamantato, in metallo, indicato per tagliare cemento, piastrelle, mattoni ed altri materiali di questo tipo. Sono disponibili sul mercato smerigliatrici di maggior potenza, dotate dischi di diametro rilevante (230 mm) con le quali è possibile compiere lavori più impegnativi.
Soffione
Mascherina dell’erogatore della doccia, finemente traforata in modo da suddividere la fuoriuscita dell’acqua in tanti zampilli che si allargano e creano il getto della doccia. Nelle versioni più moderne, il getto può essere regolato su più varianti, dalla nebulizzazione fine ad una erogazione più energica.
Il soffione della doccia si ottura facilmente a causa del deposito di calcare. Deve quindi essere periodicamente svitato ed aperto in modo da eliminare i granuli di calcare accumulati.
I forellini otturati possono essere riaperti con un ago. Una pulizia radicale si ottiene anche smontando il soffione e tenendolo immerso in un liquido disincrostante (facilmente reperibile in commercio) o, eventualmente in aceto tiepido.
Solvente
Sostanza che è in grado di scioglierne un’altra, sia essa solida o liquida. Nella comune pratica fai-da-te si viene a contatto con un gran numero di solventi, alcuni dei quali molto usuali, altri più specifici. Sono ottimi solventi: l’alcol denaturato, la benzina, l’ammoniaca, l’acqua ragia, il solvente alla nitro, l’essenza di trementina, ecc. In generale i solventi (a parte il più comune che è l’acqua) sono tossici e molti sono infiammabili:è pertanto utile individuare un posto sicuro in cui collocare tutte queste sostanze, al riparo dai bambini o da persone poco esperte.
Sonda (per impianti elettrici)
Cavo di acciaio ritorto, molto flessibile, rivestito di guaina sintetica. All’estremità del cavo sono presenti due occhielli che servono per l’aggancio di cavi e conduttori. La sonda serve per poter inserire rapidamente, all’interno delle canaline e guaine portacavi, i conduttori di un impianto elettrico. Ad una estremità della sonda si collegano i cavi riuniti in un stretto mazzetto, quindi si fa penetrare l’estremità opposta della sonda nella canalina (a vista o murata) e, spingendola in avanti, le si fa seguire tutto il percorso desiderato fino a farla fuoriuscire dalla parte opposta. La flessibilità della sonda permette alla stessa di eseguire curve e percorsi anche tortuosi. Quando la testa della sonda appare dalla parte opposta, la si estrae lentamente in modo che la parte posteriore trascini con sé il mazzo di cavi. Quando i cavi fuoriescono si scollegano dalla sonda e si tagliano alla giusta lunghezza.
Sottosquadro
Un foro viene definito in “sottosquadro” quando il fondo del foro è reso più largo della bocca. Questo serve per far sì che ciò che viene ancorato nel foro abbia una particolare resistenza all’estrazione, in quanto la conicità del foro stesso aiuta l’oggetto inserito a non sfilarsi facilmente. I fori in sottosquadro si realizzano nelle pareti quando si debbano murare tasselli di legno oppure altri oggetti quali zanche o ganci. Si effettuano fori sottosquadro anche quando si realizzano riparazioni su gettate o solette, in modo che la piccola gettata aggiuntiva si ancori saldamente nella parte allargata del fondo del foro.
• Il sottosquadro su parti in muratura o cemento si effettua con lo scalpello a punta diritta, mentre su legno si utilizza uno scalpello piatto.
Sottotraccia
È un impianto (in genere elettrico) inserito nella muratura e quindi non visibile all’esterno. Per realizzare un impianto sottotraccia è necessario effettuare lunghe scanalature sulle pareti, per tutto il percorso che i conduttori devono seguire fino ai vari comandi elettrici e prese o punti luce. Queste scanalature possono essere fatte con lo scalpello oppure con lo scanalatore elettrico. Le scanalature non devono avere percorsi diagonali ma devono essere sempre rettilinei e preferibilmente non attraversare il centro di pareti. Nella scanalatura vengono inserite le guaine flessibili e le scatole di derivazione quindi, dopo aver bloccato questi elementi con alcuni punti di cemento o di gesso, si fanno penetrare i fili per mezzo di un’apposita sonda. Quando tutti i conduttori sono al loro posto si può passare alla rifinitura della scanalatura con gesso o cemento e quindi al ripristino dell’intonacatura.
• Nei lavori di cantiere si segue spesso la procedura opposta, murando guaine e scatole prima di far passare i fili: in questo modo si evita di sporcare di malta i conduttori ma, per contro, l’elettricista rischia di trovare sul suo cammino guaine danneggiate od ostruite.
Sparviere
Attrezzo costituito da una tavoletta quadrata o rettangolare (in legno o plastica) con impugnatura centrale, che serve per depositarvi sopra un poco di malta o di altro tipo di impasto per l’applicazione a parete. Lo sparviere, detto anche “vassoio”, ha un’impugnatura cilindrica verticale in modo da poter mantenere la tavoletta in orizzontale con una mano mentre, con l’altra, si carica la tavoletta con un poco di impasto per mezzo della cazzuola. Quindi si preleva l’impasto con la cazzuola e lo si applica nel punto dovuto. L’attrezzo, preventivamente pulito ed inumidito, si presta anche per pareggiare l’intonaco: in ogni caso, alla fine del lavoro, va accuratamente ripulito per mantenere la sua efficienza ed essere sempre pronto all’uso.
Spaziatori
Elementi di plastica che servono per distanziare con regolarità e precisione le piastrelle di una copertura per pavimento o per parete, in modo che le fughe siano regolari e sempre uguali. Gli spaziatori, detti anche crocette distanziali o più semplicemente crocette, sono ormai diventati di uso comune per la piastrellatura e, per agevolare i diversi tipi di posa, sono disponibili in diverse misure di larghezza. Essendo molto più sottili della piastrella, gli spaziatori possono restare in opera ricoperti dalla stuccatura finale.
Spazzola metallica
Spazzola in fili di acciaio che può essere manuale o azionata per mezzo di un trapano o altro elettroutensile.
• Spazzola manuale: presenta una serie di setole in acciaio, più o meno spesse e rigide, che esercitano un’energica azione abrasiva: sono indicate per asportare rapidamente tracce di ossido o di pittura da metalli o altri materiali.
• Spazzola radiale: spazzola metallica costituita da un codolo(da inserire nel mandrino del trapano) e da una serie di setole disposte radialmente lungo di un disco metallico
• Spazzola a tazza: spazzola dotata di codolo (per l’inserimento nel mandrino del trapano) e di disco metallico che porta le spazzole le quali, però, non sono disposte radialmente, ma frontalmente, lungo la circonferenza. La spazzola radiale è molto utile per lavorare con il trapano rivolto verso l’oggetto da pulire e non disposto parallelamente. Altri tipi, forati al centro e con i fili avvolti in trecciole, sono indicati per la smerigliatrice angolare.
Spellafili
Attrezzo prodotto in più versioni il cui scopo è rimuovere la guaina isolante dai conduttori elettrici. L’aspetto ricorda sempre quello di una pinza, ma esistono notevoli differenze di prestazioni e di prezzo tra i vari modelli. Per un utilizzo non professionale risulta assai comoda la variante che potremmo chiamare multifunzione: i fili si possono sguainare grazie a degli incavi sistemati nella parte interna delle impugnature, con la parte terminale delle ganasce è possibile serrare dei capicorda e si possono persino accorciare bulloncini di piccolo diametro (di solito M3, 4 e 5) senza rovinare la filettatura.
Sulla faccia laterale di ogni ganascia, infatti, sono presenti dei fori calibrati, filettati su un lato e cilindrici sull’altro: si fanno coincidere i fori che ci interessano, si avvita il bulloncino fino alla profondità voluta e si aziona la pinza che, in questo caso, si comporta come una piccola trancia.
Spessimetro
Strumento che serve per misurare con precisione la distanza tra due elementi meccanici (gli elettrodi delle candele di accensione, la regolazione delle puntine dello spinterogeno, quella delle punterie, ecc.). Lo spessimetro è costituito da un ventaglio di lamelle d’acciaio temperato e rettificato su cui sono impressi gli spessori. Questi vanno da un minimo di 0,03 mm ad un massimo di 1 mm. Esistono anche spessimetri di dimensioni superiori per componenti meccanici di maggiori portata. L’uso dello spessimetro è molto semplice: si sceglie la lamella adeguata e la si inserisce tra i due componenti di cui è necessario verificare la distanza.
Se la lamella entra di misura con un minimo di sforzo lo spessore è quello giusto, se invece non entra oppure entra ma può muoversi, la distanza degli elementi va regolata.
Spina elettrica
La spina elettrica è costituita da due elementi distinti: il corpo in materiale isolante e il “frutto” interno costituito da una basetta con due o tre spinotti per l’inserimento negli alveoli della presa. Le spine, secondo la normativa attuale, devono avere un morsetto interno, detto pressacavo, che blocchi la guaina esterna del cavo stesso, onde evitare che un’eventuale trazione si trasmetta ai conduttori, con il rischio di sfilarli e di provocare un cortocircuito.
Le usuali spine con cui si ha a che fare possono avere due o tre spinotti: ne hanno tre quelle che servono per collegare apparecchiature elettriche che non hanno il doppio isolamento (elettrodomestici vari, lampade, ecc.).
Lo spinotto centrale collegato con la “massa” dell’apparecchiatura, va a collegarsi con l’impianto di terra dell’impianto elettrico. Le spine con due spinotti sono, invece, montate sui cavi che alimentano elettroutensili con doppio isolamento e che, pertanto, non corrono il rischio di trasferire tensione sul mantello per cui non vi è la necessità di avere il conduttore di terra. Le spine sono fornite per due portate standard di corrente: 10 ampère e 15 ampère. La spina con portata massima da 10 ampère ha i due spinotti esterni del diametro di 4 mm che sono posti alla distanza di 19 mm; le spine con portata massima da 15 ampère hanno gli spinotti del diametro di 5 mm, distanti uno dall’altro 26 mm. Le spine Shuko, con corpo cilindrico, hanno gli spinotti da 5 mm distanziati di 19 mm.
Spinatura
Tecnica di collegamento tra due parti in legno che si basa sull’impiego di cilindretti di legno duro (detti “spine”). L’unione si realizza eseguendo sulle parti da unire due serie di fori che devono risultare perfettamente combacianti. Tali fori vengono realizzati con il trapano ed una punta di diametro uguale a quello della spina da inserire, per mezzo di una particolare guida di foratura (la “maschera di foratura”). Quando i fori sono pronti si inseriscono, all’interno di una serie di essi, le spine, con un poco di colla vinilica. Ogni spina è rigata lungo il bordo in modo che, facendola penetrare nel foro, la colla possa risalire lungo i bordi ed eventualmente fuoriuscire se è in eccesso; si può ora applicare colla sulle parti sporgenti delle spine (o nei fori della parte corrispondente) ed unire le due parti, lasciando in morsa per 24 ore.
La spinatura può essere “cieca” o “passante”. Si ha la spinatura cieca quando la spina risulta essere invisibile dopo che la congiunzione viene realizzata. Si ha la spinatura passante quando la sua testa è visibile su uno dei due (o entrambi) componenti collegati. Le spine zigrinate, in faggio, sono facilmente reperibili in diversi diametri (6, 8 e 10 mm quelli più comuni), ma possono anche essere realizzate in proprio e nella lunghezza voluta acquistando il tondino di faggio in barre. Per spine di grande diametro, infine, si possono usare i tondi di ramino, che però presentano una superficie liscia.
Squadra
Elemento di controllo e misura, utilissimo in diversi montaggi sia su legno che su ferro o muratura. Consiste in due elementi montati esattamente a 90 gradi, spesso rinforzati e stabilizzati da un elemento diagonale. Poggiando la squadra contro due pezzi si può determinare la loro perpendicolarità.
• Squadra per legno: costituita da una lama di acciaio con graduatura centimetrica mentre l’altra parte, perpendicolare alla prima, è più spessa e funge anche da impugnatura per l’utilizzo.
• Squadra per metalli: in acciaio rettificato, presenta una nervatura laterale per poter poggiare la squadra stessa contro le parti da controllare.
• Squadra per muratura: in legno duro o in metallo leggero ed ha un rinforzo diagonale per evitare svergolature accidentali.
• Le squadre vanno sempre trattate con cura e non devono ricevere colpi o urti, in quanto potrebbero deformarsi e quindi non fornire più indicazioni esatte.
Squadratrice radiale
Macchina utensile per la lavorazione del legno, costituita da un ampio piano di lavoro sul quale si eleva una colonna verticale in acciaio che regge un braccio orizzontale. Lungo il braccio può scorrere un carrello che sorregge un motore elettrico che è in grado di azionare vari utensili:
• Sega circolare: montando un disco per sega circolare, con relativa cuffia di protezione, si ottiene un pratico strumento per taglio rapido di listelli, tavole e pannelli. Il motore viene impugnato tramite l’apposita maniglia e fatto scorrere lungo il braccio mentre si tagliano o si troncano gli elementi di legno.
• Seghetto alternativo: al posto della lama si può inserire un apposito accessorio che, tramite un eccentrico, fa azionare una lama per seghetto che deve essere usata come un normale seghetto alternativo in quanto il braccio della squadratrice radiale può anche essere ruotato ed angolato in diverse posizioni.
Sul motore possono anche essere montati diversi accessori quali: fresatrice, tamburi levigatrici ed altro ancora.
Squadrette
Elementi di giunzione e collegamento in metallo particolarmente adatti per rinforzare unioni sottoposte a sforzi. Vi sono diversi tipi di squadrette: angolari, piatte, quadre, sagomate con vari fori per il passaggio delle viti che vengono avvitate sui due elementi da collegare e quindi impediscono il mutuo movimento.
Stagno (lega per saldatura)
Lo stagno, o meglio la lega piombo-stagno, è il più comune materiale d’apporto che si utilizza nella brasatura a stagno. La lega è costituita dai due metalli in percentuali variabili in modo che il punto di fusione può essere fatto oscillare tra i 195 e i 325 gradi centigradi. Lo stagno viene fornito sotto diverse forme: le più usuali sono le barrette della lunghezza di circa 300 mm e il filo con anima disossidante. Le prime servono per le saldature maggiori su lamiere zincate mentre il secondo è specifico per saldature su componenti elettrici ed elettronici. Il filo ha sezione cava e al suo interno è presente la pasta disossidante in modo che, durante l’esecuzione della saldatura, essa fonde e, spargendosi sulla parte da saldare, svolge il suo compito protettivo.
Starter
Detto anche “interruttore di innesco” è un elemento circuitale indispensabile per l’accensione di un determinato tipo di luci fluorescenti. È costituito da un bulbo che contiene due contatti uno dei quali a lamina “bimetallica”. Quando si applica tensione, nello starter si produce una scarica luminosa tra i due contatti che riscalda la lamina bimetallica e la fa incurvare in modo da chiudere il circuito. La corrente fluisce attraverso gli elettrodi della lampada e li scalda. Quando i contatti dello starter sono chiusi il bimetallo si raffredda e ritorna nella posizione iniziale riaprendo il circuito.
• Lo starter si deteriora abbastanza facilmente e, se succede, deve pertanto essere sostituito: lo starter è inserito a baionetta per mezzo di due piedini che sono incastrati in asole curve.
Basta ruotare di un quarto di giro per eliminarlo e sostituirlo con uno uguale.
Stick di cera
Bastoncino di cera colorata che serve per eseguire ritocchi su mobili in punti ove sono presenti graffi ed altri danneggiamenti. Gli stick di cera vengono venduti in diverse colorazioni e con diverse trasparenze. L’applicazione della cera è molto semplice: si strofina lungo il graffio o il danneggiamento del mobile lo stick del colore adeguato in modo da riempire il graffio stesso, quindi si lascia asciugare per qualche ora e si passa con un panno morbido fino a pareggiare la superficie e lucidarla.
Stradatura
Inclinazione verso destra e verso sinistra dei denti (“allicciatura”) di una lama per sega a nastro, circolare o a lama semplice di segaccio, che permette di incidere facilmente il legno senza rimanere bloccata all’interno di esso. Durante l’uso e prolungate azioni di taglio la stradatura viene a ridursi in quanto l’azione di compressione delle fibre del legno riduce la divergenza dei denti stessi e quindi riduce la stradatura.
È necessario pertanto, per mantenere in buone condizioni una lama e per eseguire tagli facili, ripristinare la stradatura stessa. Il lavoro si esegue con una particolare pinza detta “allicciatrice” (oppure “licciaiola”) che può avere diverse forme: dalla più semplice ad incavi che viene utilizzata manualmente a quella con registri che, premuta sui denti, provvede automaticamente a ripristinare la stradatura.
• Quando si effettua una stradatura è sempre necessario eseguire anche una affilatura per mezzo di una lima triangolare (o altra lima adeguata) in modo da ripristinare completamente la forma dei denti della sega.
Strettoio
Grande morsetto da banco costituito da una barra metallica con diversi fori nella quale possono essere inserite, in posizioni diverse, delle ganasce a vite, in modo da poter afferrare e stringere grandi pezzi di legno durante i vari assemblaggi.
Stucco
• Stucco per muro e legno: è una pasta a base sintetica di colore bianco che viene applicata con la spatola su fessure di muri o di legno e ha la proprietà di riempirle facilmente e formare una superficie liscia e piatta. Quando lo stucco è completamente asciugato (si possono applicare diversi strati sottili) si passa la carta abrasiva e la superficie da riparare viene lisciata alla perfezione in modo da essere pronta a ricevere il prodotto di fondo o di finitura. Il legno trattato con stucco non deve essere verniciato con vernici trasparenti perché lo stucco rimane nettamente visibile (ma, volendo, si può mascherare la riparazione aggiungendo allo stucco dei pigmenti in polvere). La versione per legno e muro è disponibile anche in polvere, da miscelare con acqua al momento dell’uso mentre, sul legno a vista, si possono anche utilizzare paste formulate con resina sintetica e farina di legno, disponibili in diverse tonalità miscelabili fra loro.
• Stucco per vetri: pasta di color nocciola per serramenti in legno e verde per quelli in ferro, usata un tempo per mantenere in posizione i vetri: questo sistema di sigillatura è ora caduto in disuso e la sua funzione viene svolta da bordini fermavetro o da sigillante al silicone.
• Stucco per carrozzeria: pasta mono o bicomponente (a base di resina poliestere) che serve per riparare danni alla carrozzeria dell’auto, pareggiando la superficie. Si applica con apposite spatole d’acciaio in sottilissimi strati successivi e si liscia con abrasivi via via più fini.
Sughero
Il sughero, ricavato dalla corteccia della quercia da sughero, viene utilizzato non solo per realizzare tappi per bottiglie e damigiane ma anche per formare fogli, pannelli e piastrelle da rivestimento sia murale sia per pavimento.
Il sughero, infatti, presenta una notevole elasticità, un’altissima resistenza all’umidità (non marcisce anche se immerso lungamente in acqua) ed è quindi adatto a costituire rivestimenti molto caldi ed esteticamente validi in bagni ed in altri ambienti ad elevato tasso di umidità.
I fogli di sughero, che possono essere variamente trattati con mordenti e con vernici, si applicano su pareti lisce e continue per mezzo di colle a contatto (ma vi sono anche le versioni autoadesive) e vengono quindi rifiniti lungo i bordi con bordini adesivi o inchiodati. Esistono anche particolari piastrelle da pavimento in sughero che si utilizzano preferibilmente in ambienti a basso pedonamento quali camere da letto. Residui di sughero confezionati in pannelli vengono anche usati in edilizia per coibentare pareti e solette: il sughero, infatti, è un ottimo isolante.
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