A B C D E F G I L M
N O P Q R S T V W-Z  

Rasare
Operazione di lisciatura e finitura di intonaci a “scagliola”, realizzata con particolari attrezzi (frattazzi di legno per stendere l’impasto e di metallo per lisciare). All’apparenza si tratta di un lavoro semplice ed alla portata di tutti, ma la scagliola ha delle modalità di preparazione e dei tempi di lavorabilità ben precisi, per cui il lavoro va affidato preferibilmente a specialisti: anche un bravo muratore non sempre sa eseguire una finitura di questo tipo.

Raschietto
Attrezzo manuale (detto anche “rasiera”) dotato di lama molto affilata, che serve per asportare minime quantità di materiale dalle superfici. Il raschietto può essere frontale o laterale a seconda della posizione della lama e del filo della stessa.
• La versione più conosciuta e diffusa è il raschietto frontale, con il quale si possono togliere facilmente macchie di pittura dal pavimento, colla, ecc.

Raspa
Utensile manuale in acciaio, dotato di una impugnatura e di una lunga parte metallica sulla quale sono ricavati molti dentini rilevati che, portati a contatto con il legno, sono in grado di asportarlo facilmente, sagomando il legno stesso. Vi sono raspe di diversa sezione e con diversa dentatura per effettuare lavori più o meno grossolani.
Il movimento della raspa è simile a quello impresso alla lima: avanti ed indietro premendo in avanti.

Ravvivamola
Utensile manuale che serve per ripristinare il profilo delle mole abrasive che, con l’uso, hanno assunto una forma irregolare. Il ravvivamola più diffuso è costituito da un’impugnatura, nella parte anteriore della quale sono inserite delle rotelle dentate di acciaio.
Poggiando e spingendo con forza le rotelle di acciaio contro la mola in rotazione esse asportano uniformemente una lieve quantità di abrasivo superficiale e spianando la mola la rendono scabra ed adatta a successive molature.
• Esistono anche ravvivamola con impugnatura e testa dotata di carburo di silicio che, spinte contro la mola in rotazione, ne asportano per abrasione la patina superficiale.

Reattore
Termine improprio che di solito viene usato per indicare l’alimentatore presente nel circuito di accensione di una lampada fluorescente (tubo al neon). Il reattore ha il compito di creare una sovratensione che fa innescare la scarica tra gli elettrodi posti ai lati della lampada. La tensione, quindi, diminuisce per effetto della reattanza dell’alimentatore, per cui tra i contatti dello starter non si determina una ulteriore scarica luminescente e quindi la lampada fluorescente rimane accesa. Il reattore deve avere una potenza rapportata a quella della lampada.
• Nella plafoniera del tubo al neon o della lampada fluorescente è ricavato lo spazio sia per il reattore che per lo starter di accensione: nelle versioni più recenti, infine, questi componenti sono già montati in posizione.

Relais
Apparecchio elettromagnetico dotato di una bobina che, quando viene percorsa dalla corrente, è in grado di azionare uno o più interruttori per il comando di ulteriori circuiti.
I relais sono estremamente utili in moltissimi circuiti elettrici come ad esempio quello per l’accensione di un punto luce da parte di diversi comandi oppure per il comando di circuiti a bassa tensione in caldaie ed in altre applicazioni in cui la tensione di rete non è ammessa.

Ribattini
Elementi metallici di unione formati da due bottoncini: uno con incavo femmina, l’altro con protuberanza maschio.
Servono per unire in modo stabile parti in feltro, tessuto, cuoio, pelle, ecc. La parte maschio, inserita dentro la femmina viene poi martellata in modo da deformarsi all’interno della sede, realizzando una congiunzione stabile e resistente.
La parte femmina, nella parte esterna, è particolarmente liscia e lavorata in modo da poter rimanere alla vista.
Al di là di questa variante, che trova ancor oggi largo impiego (i bottoni dei jeans sono in genere montati in questo modo), il ribattino tradizionale era formato da un cilindretto metallico (ferro, rame o alluminio) munito di testa su un solo lato, che andava inserito in un foro passante e “ribattuto” (da cui il nome) sull’altro lato.
• La famosa Torre Eiffel di Parigi è interamente costruita con elementi di spessa lamiera uniti con grossi ribattini (nel 1889 non esistevano le saldatrici ad arco).

Rinvio ad angolo
Accessorio per trapano da montare al mandrino (o al suo posto). Si tratta di un particolare dispositivo costituito da una coppia di ingranaggi (a 90 gradi) che permette di azionare un inserto od una punta, per intervenire in posizioni scomode o non altrimenti raggiungibili. Accessori di questo tipo sono disponibili in più versioni, sia per le operazioni di avvitatura, sia per impieghi più gravosi: esistono anche modelli che trasmettono non solo la rotazione, ma anche il movimento di percussione. Il rinvio ad angolo fa parte integrante di elettroutensili come la smerigliatrice che, per questo motivo, chiamiamo angolare.

Rivettatrice
Utensile manuale che deposita i rivetti.
Si tratta di una speciale pinza dotata di due impugnature, la cui testa può ricevere, in un particolare foro, il gambo del rivetto per applicare il quale è necessario stringere le impugnature. Tramite questa azione il rivetto viene tirato con molta forza: la testa viene schiacciata e deformata quindi il rivetto viene strappato alla base. Rimane solamente la testa che, deformandosi sia da una parte del foro sia dall’altra, unisce fortemente i due elementi da unire. Il rivetto è costituito da un gambo a forma di chiodo con una testa di maggiori dimensioni allungata e di materiale deformabile. La testa, che viene inserita in un foro praticato su entrambe le parti che devono essere unite, viene deformata per mezzo di una rivettatrice e quindi il gambo viene tranciato. In tal modo la testa blocca le due parti e questo bloccaggio avviene senza dover accedere alla parte opposta. Vi sono rivetti di diametri e lunghezze diverse a seconda dei tipi di lamiera da unire.
• La grande utilità della rivettatrice sta nel fatto che essa permette di unire saldamente lamiere sottili (che non si possono saldare) lavorando solo da una parte (quindi nella impossibilità di collocare viti da ferro con dado).

Roditrice
Utensile manuale o elettrico che serve per tagliare lamiere con rapidità, eseguendo anche tagli molto sagomati, senza deformare i bordi: il principio di funzionamento è semplice, e si basa su una piccola lama, spessa qualche mm, che si muove con precisione all’interno di due ganasce fisse, asportando un truciolo che si arrotola davanti alla parte attiva.
• La roditrice manuale ha un costo del tutto abbordabile, taglia lamiere spesse fino a circa 1 mm ed è utilizzata, ad esempio, dai lattonieri e da chi mette in opera il cartongesso, mentre la versione elettrica è decisamente più costosa ed è riservata ad un uso prettamente professionale.

Rondella
• Piana: elemento meccanico a forma di corona circolare che aumenta la superficie di appoggio del mezzo di fissaggio (vite, bullone o dado) distribuendo lo sforzo in modo più uniforme. Le rondelle piane vengono prodotte sia nell’esecuzione “tranciata” (più economica) sia in quella “bisellata” (più precisa e con la circonferenza smussata). Il rapporto tra il diametro del foro e quello esterno è, nelle versioni normali, di 1:2 (una rondella con foro da 6 mm misura 12 mm all’esterno), ma in commercio si trovano comunemente rondelle più grandi. Nel linguaggio comune si parla di rondelle “3 (o 4) volte il foro” e, per stare all’esempio precedente, avremo un diametro da 18 o da 24 mm. Oltre a proteggere la superficie di appoggio, la rondella piana contrasta in qualche misura lo svitamento del dado o del bullone ma, in qualche caso, viene usata come distanziale, per favorire il movimento reciproco di due parti (vedi ad esempio le rondelle di ottone che si calzano sui cardini delle porte).
• Spaccata: tipo di rondella costituito da una corona circolare molto più ridotta ed interrotta in un punto: le due estremità dello spacco sono sfalsate in posizione di riposo e ritornano sullo stesso piano quando il serraggio è completato. Chiamate anche Grower, servono per impedire l’allentamento delle giunzioni ma, in molti casi, lasciano il posto ad altri sistemi (dadi autobloccanti, dadi con intaglio per il passaggio di una copiglia, dadi da acciaccare, ecc.).
• Dentellata: ha la funzione della versione precedente ma, in questo caso, la corona circolare presenta tante piccole spaccature lungo la circonferenza esterna (o interna, o su entrambe) a formare tanti piccoli settori: viene utilizzata, di solito, quando la vite è di piccolo diametro ed il carico non è troppo elevato (elettrodomestici, computer, ecc.)

Rosone
Elemento decorativo in fibra e gesso che si applica al soffitto, intorno all’attacco del lampadario. Il rosone, variamente lavorato con motivi floreali o geometrici, può anche essere dipinto con idropittura o con smalti colorati in modo da rispondere a determinati criteri estetici. Esistono anche rosoni da applicare su pareti verticali, sempre per scopi di finitura ed abbellimento. Molto diffusi, poi, rosoni ed altri elementi decorativi in polistirolo ad alta densità, che offrono prestazioni e durata del tutto equivalente. Per mettere in opera il rosone si può utilizzare il gesso (metodo tradizionale) o un ben più comodo mastice di montaggio a base acrilica.

Rubinetto
Il rubinetto può essere costituito in maniere molto diverse a seconda dell’impiego e del sanitario che esso deve servire. Indipendentemente dalla struttura esterna e dalla forma del rubinetto, lo schema di funzionamento è sempre lo stesso. Un vitone centrale viene azionato e fatto avanzare da una manopola fino a premere una guarnizione contro una sede in cui perviene l’acqua. Ruotando la manopola la guarnizione si allontana più o meno dalla bocca di arrivo dell’acqua e quindi si regola l’afflusso. Per miscelare acqua fredda ed acqua calda i rubinetti sono dotati di due comandi e di una camera di miscelazione. Oggi sono molto usati i rubinetti “monocomando”, che permettono di ottenere una buona graduazione della miscelazione per mezzo di una sola leva. I danni che più frequentemente presentano i rubinetti sono: la deformazione della guarnizione, che va sostituita, oppure il deposito calcareo che si forma sulla sede della guarnizione stessa, che va eliminata con la “fresa per rubinetti”. Può anche presentarsi una perdita dall’alto (dalla manopola) in tal caso è da sostituire una particolare guarnizione detta “premistoppa”. Un particolare tipo di rubinetto è quello “a sfera”. In esso non è presente il vitone con guarnizione ma una sfera forata che viene azionata da una leva esterna. Ruotando questa sfera si porta il foro a essere coassiale o trasversale con la bocca erogatrice: nella prima posizione si ha passaggio dell’acqua, nella seconda posizione si ha la chiusura. Uno dei vantaggi è che si ottiene l’apertura da zero al massimo con un quarto di giro della leva. Il rubinetto a sfera non ha praticamente bisogno di manutenzione in quanto la sfera ruota in una sede di teflon che è autolubrificante e praticamente non deformabile. Questi rubinetti sono spesso usati, all’esterno, per creare “punti acqua”.
• Monocomando: erogatore idrico dotato di un unico comando a leva che, quando viene ruotato verso destra o verso sinistra, distribuisce acqua fredda o calda, mentre se è alzato o abbassato regola la quantità di acqua erogata. Il rubinetto monocomando sta conoscendo una fase di grande espansione data la semplicità di azionamento e la precisione di regolazione della temperatura.
Il monocomando, tra l’altro, è dotato di un sistema di regolazione che molto difficilmente è fonte di gocciolamenti o perdite, per cui dura moltissimo tempo prima di dover essere sostituito: in genere basta cambiare la “cartuccia”, cioè il blocchetto interno che contiene tutto il meccanismo.
Esiste anche un tipo di monocomando termostatico, che presenta una ghiera sulla quale sono indicate le diverse temperature: quando il rubinetto viene aperto esso provvede automaticamente a erogare l’acqua alla temperatura impostata, effettuando la giusta miscelazione tra acqua calda e fredda.
• Rubinetto di intercettazione: non ha il compito di erogare acqua ma quello di chiudere o aprire l’afflusso d’acqua lungo una tubazione. Viene spesso definito anche “valvola” appunto per questa sua funzione di controllo. Il rubinetto di intercettazione, per quanto riguarda il funzionamento interno, non differisce da un normale rubinetto: può essere a vitone con guarnizione, oppure a sfera.
I rubinetti di intercettazione si collocano all’inizio di un circuito idrico in modo da poterlo isolare quando si debbano realizzare delle riparazioni: è quindi opportuno collocare un rubinetto di intercettazione prima di un sanitario o di un gruppo di sanitari, in modo da poter agire su questi senza dovere togliere l’acqua a tutta l’abitazione.
• Bisogna ricordarsi di non serrare mai troppo forte un rubinetto di intercettazione in quanto esso, rimanendo per lungo tempo chiuso (o aperto), potrebbe poi presentare difficoltà di manovra: è quindi buona norma aprire e chiudere a fondo tutti i rubinetti di intercettazione una volta al mese, in modo da mantenere il meccanismo libero da incrostazioni.

Ruggine
Insieme di ossidi di ferro che si producono mettendo a contatto il ferro con l’aria. La ruggine è il segno evidente di un processo di degradazione del ferro in quanto la superficie diventa prima di un colore marroncino, quindi comincia a prodursi un lieve polverino e, man mano che il processo avanza, si formano scaglie sempre più grosse fino alla totale perforazione e distruzione del metallo. La ruggine va evitata in qualsiasi manufatto di ferro: ciò si ottiene applicando degli “antiruggine”. Quando una parte di ferro è stata già aggredita dalla ruggine, si può intervenire efficacemente usando particolari composti detti “convertitori”. In ogni caso la ruggine deve sempre essere (prima di qualsiasi trattamento) asportata completamente per mezzo di spazzole di ferro, tele e carte smeriglio. Il metallo, una volta ripulito, deve anche essere lavato con benzina o solvente in modo da asportare totalmente il polverino di ruggine che può esservi rimasto. Poi si può passare all’applicazione di prodotti antiruggine.
• Convertitore: liquido speciale in grado di “convertire” la ruggine in un composto protettivo contro ulteriori ossidazioni. La ruggine deve essere spazzolata in modo da asportare le scaglie più grosse ed il convertitore va applicato a pennello in uno strato continuo, versando in un contenitore la quantità di prodotto che si prevede di usare. L’eventuale rimanenza non va reimmessa nel contenitore originale, perché le inevitabili tracce di ruggine innescherebbero il processo di conversione e renderebbero inutilizzabile tutto il liquido. Il convertitore si lascia asciugare da 24 a 48 ore (leggere bene le istruzioni), poi si stende lo smalto di finitura.

Rullo
Mezzo di applicazione di idropittura, costituito da un cilindro rivestito di pelo morbido di varia lunghezza. Il cilindro è imperniato su un asse collegato ad una impugnatura. La pittura col rullo è estremamente vantaggiosa quando si tratta di pitturare ampie superfici, in quanto permette di eseguire lavori in breve tempo. Il rullo si utilizza intingendolo nella pittura e facendolo passare su una griglia apposita per sgrondare l’eccesso di liquido. Poi si fa scorrere il rullo (abbastanza lentamente) sulla parete. Eseguendo più passate incrociate si ottiene una pitturazione uniforme e completa. La lunghezza del pelo di un rullo può essere variabile a seconda delle specifiche esigenze: se si deve pitturare una parete perfettamente liscia conviene utilizzare un pelo corto che non assorba molta pittura e non crei schizzi o gocciolature; se bisogna dipingere una parete con una superficie più rustica è necessario utilizzare un rullo a pelo lungo che possa entrare più facilmente nelle irregolarità della superficie.
In questo caso, poiché assorbe più pittura, va spostato più lentamente evitando schizzi o gocciolature. Esistono anche i rulli per “bucciatura”, costituiti da un cilindro spugnoso con celle di varia dimensione, utilizzati per stendere la pittura di tipo plastico (abbastanza denso): le cellette cedono la pittura, ma creano anche una sorta di effetto ventosa che lascia sulla parete dei rilievi regolari (la bucciatura, appunto).
• Esistono infine i rulli che non si caricano di pittura intingendoli ma riempiendo un serbatoio ricavato al loro interno. Passando il rullo sulla parete la pittura viene ceduta in continuo.