Paglietta d’acciaio
Matassa di fili di acciaio estremamente sottili che, strofinata su una superficie, esercita un’azione abrasiva più o meno energica. Per i normali usi di cucina si utilizza una paglietta piuttosto grossolana mentre, per rifinire il legno grezzo o verniciato, esistono versioni specifiche (00, cioè zero-zero) che garantiscono un’azione efficace ma molto delicata: l’unica avvertenza consiste nell’asportare con cura, alla fine del lavoro, tutti i residui di lavorazione, magari con una bella soffiata di aria compressa.
• I residui di paglietta sono dannosi quando la verniciatura finale prevede l’utilizzo di un prodotto all’acqua, perché si potrebbero formare minuscole macchie di ruggine.
Palanchino
Attrezzo che serve per sollevare pesi ed esercitare notevoli spinte per mezzo di azione a leva. Il palanchino è costituito da una barra di ferro acciaioso a sezione quadrangolare.
La sezione non è costante lungo tutta la lunghezza ma va riducendosi fino a terminare con una punta. L’estremità opposta è invece costituita da una testa a forma trapezoidale di grosse dimensioni. Il palanchino è normalmente un attrezzo pesante, dai dieci ai venticinque chilogrammi e non è semplice maneggiarlo. Può anche servire per creare fori di invito nel terreno piantandolo nel terreno stesso.
Paniforte listellare
Pannello composito in legno per la costruzione di mobili, porte, scaffali ed altre strutture. Il paniforte è costituito da un’anima centrale formata da listelli accostati e incollati tra loro mentre le due facce maggiori sono ricoperte da pannelli in multistrato. I listelli interni possono essere di varia sezione: da piccoli listellini rettangolari affiancati lungo la faccia più grande ad assicelle di sezione relativamente grande (25x75 mm). Il paniforte presenta una elevata resistenza alla flessione in quanto tutti gli elementi contribuiscono ad irrigidire la struttura del pannello. Facile da lavorare, da tagliare ed assemblare, è un praticissimo componente specialmente per la costruzione di librerie ma è anche adatto per la realizzazione di ampi e robusti piani.
Pannello
Elemento composito, a base di legno o altro materiale, di ampie dimensioni e di spessore contenuto. I pannelli più utilizzati sono in truciolare, multistrato, paniforte, in spessori variabili tra i 3 mm e i 30 mm. Con tali pannelli è possibile realizzare una grande quantità di strutture: mobili, scaffalature, strutture per interni, rivestimenti, ecc. Sono definiti pannelli anche i normali pannelli da rivestimento (“fotografati” o “riportati” che servono per rivestire le pareti di un ambiente).
I pannelli risolvono moltissimi problemi di assemblaggio e di costruzione in quanto le loro notevoli dimensioni (anche diversi mq) danno la possibilità di realizzare, con un solo pezzo, ampie coperture, piani, fiancate e ripiani di scaffali, senza dover per forza impiegare tavole accostate ed altre strutture in massello che, oltre ad essere molto più costose, presentano anche l’inconveniente di imbarcarsi più facilmente di un buon pannello magari laminato con resina melamminica (nobilitato).
• Pannelli fotografati: ampi pannelli in compensato sui quali viene riportata, tramite un procedimento di incollaggio, una pellicola di materiale sintetico “fotografata” ad imitazione della venatura del legno.
Questa pellicola può riprodurre legni di diverse essenze (olmo, mogano, acero, ecc.) e quindi essere di diversa tonalità, colore e presentare venature e fiammature molto diverse. I pannelli di questo genere hanno uno spessore di circa 4-5 mm e presentano delle scanalature anteriori longitudinali che permettono, una volta che i pannelli sono accostati, di non distinguere la giunzione tra uno e l’altro.
I pannelli fotografati sono usatissimi per il rivestimento di pareti in interni. Meno pregiati dei pannelli in legno naturale riportato, sono comunque di ottimo aspetto e presentano la particolarità di essere facilmente lavabili.
• Pannelli riportati: in compensato dello spessore di 4-5 mm sulla cui faccia a vista viene “riportato” un piallaccio di legno pregiato (olmo, noce, mogano, ecc.): il piallaccio è anche pretrattato e lucidato per cui offre una elegantissima superficie lucida, con evidenti venature e fiammature esattamente come se il pannello fosse un massello tagliato lungo l’asse principale. I pannelli riportati presentano delle graffature verticali che permettono di congiungere diversi pannelli in modo invisibile. Adatti per il rivestimento di interni in ambienti particolarmente eleganti, si applicano alla parete per mezzo di chiodini piantati nelle graffature oppure con punti di particolare adesivo pastoso. Facili da tagliare ed assemblare in modo diverso, possono servire per rivestire anche mobili ed altre strutture. Le misure standard sono: 240 oppure 305 cm di altezza x 122 cm di base.
• Pannelli in cartongesso: si adattano a diversi impieghi nell’ambito del rivestimento della casa. Prodotti in varie misure e spessori, sono costituiti da un sandwich con anima in gesso, trattato con resine speciali (che gli conferiscono una particolare robustezza) e due superfici di cartone pressato o alluminato che può essere variamente trattato con isolanti, coibenti, oppure rifinito con pitture e finiture a vista. I pannelli di cartongesso permettono di rivestire con grande rapidità pareti, soffitti e consentono di realizzare leggere controsoffittature e facili divisori. Se vengono applicati direttamente alla parete si possono incollare con l’apposita malta adesiva o tassellare, mentre se devono formare un tramezzo vengono avvitati, su intelaiature di legno o. meglio, sull’apposita ossatura metallica.
Pappagallo (pinza)
Particolare pinza le cui ganasce hanno una sagomatura che ricorda la forma del becco di pappagallo. L’apertura delle ganasce avviene azionando l’impugnatura come in una normale pinza, ma il fulcro è regolabile in una apposita scanalatura in modo che le ganasce possano afferrare oggetti di diametro diverso: da un minimo (meno di 1 mm) ad un massimo (alcuni cm a seconda delle dimensioni della pinza).
Parabola
Elemento a sezione parabolica con superficie riflettente, posto dietro ed attorno ad una lampadina in modo da proiettare il fascio luminoso verso una determinata direzione. Le parabole delle lampade sono in genere protette da un vetro ma in alcuni casi questa protezione manca. È importante non toccare mai a mani nude l’argentatura della parabola in quanto questa potrebbe essere danneggiata e venire lentamente corrosa. Le parabole vanno sempre difese da urti o da movimenti violenti che potrebbero deformarle o quantomeno spostare la posizione della lampadina che, in tal caso, non si troverebbe più nel punto ideale (fuoco) e non si avrebbe più la proiezione di luce originaria.
Paracolpi
Impugnatura di materiale sintetico morbido ma resistente che si inserisce sul gambo di uno scalpello in modo da poter afferrare lo scalpello stesso e batterlo col mazzuolo senza il rischio di danneggiarsi la mano. Il paracolpi presenta, infatti, un allargamento superiore che protegge la mano che afferra lo scalpello. Lungo il gambo il paracolpi è sagomato anatomicamente in modo che l’impugnatura sia sicura e stabile.
Paraffina
Idrocarburo utilizzato per la preparazione di diverse sostanze lucidanti, impregnanti e lubrificanti oltre che smacchianti. I lucidanti sono ottenuti mescolando paraffina con cera e sono particolarmente adatti per conferire alla superficie del legno una lucentezza particolare. Il blocchetto di paraffina passato su elementi di legno che vengono a contatto tra loro è anche un ottimo lubrificante che permette lo scorrimento agevole dei cassetti.
Paragocce
Sistema costituito da una vaschetta, carter, raccoglitore a barattolo o altro, che ha il compito di raccogliere le gocce di pittura durante l’applicazione a pennello per proteggere pavimenti e arredi.
Paranco
Attrezzo meccanico che serve per il sollevamento di pesi. Può essere strutturato in vari modi ma, in generale, è costituito da un gancio dotato di catena (o corda) e da un sistema di carrucole in modo da poter sollevare, compiendo uno sforzo relativamente contenuto, anche pesi rilevanti.
Paraschegge
Elemento di protezione in lamiera o in materiale trasparente il cui compito è quello di intercettare eventuali schegge proiettate da pezzi in lavorazione, evitando che esse possano colpire persone o altri oggetti. Questi dispositivi di protezione non vanno mai danneggiati, deformati o rimossi dalla loro sede per lavorare sempre con la necessaria sicurezza.
Paraspigoli
Elemento metallico, in legno o in materiale sintetico con sezione ad L, che viene applicato sullo spigolo di una parete per proteggerlo dagli urti: il fissaggio avviene, a seconda dei casi, con colla, chiodini d’acciaio, viti o malta. Esistono paraspigoli da applicare esternamente sullo spigolo in modo da ottenere anche un elemento decorativo ed altri, in genere in lamiera d’acciaio traforata o lavorata a rete, da mettere in opera in fase di costruzione: in questo caso l’elemento di rinforzo scompare alla vista sotto lo strato d’intonaco o di stucco, ma conserva intatta tutta la sua funzionalità.
Parquet
Pavimentazione in legno costituita da più elementi affiancati e forniti di incastro per formare, a lavoro finito, una superficie continua. La posa di tipo tradizionale prevede un’ossatura di fondo, fissata al massetto con tasselli o in esso direttamente annegata, su cui si inchiodano i diversi elementi, inserendo il chiodo stesso in posizione tale da risultare poi invisibile. Questo tipo di pavimentazione, di solito realizzata con essenze dure e molto ben stagionate, richiede poi una successiva carteggiatura (detta “lamatura”) per pareggiare le irregolarità, seguita dalla stuccatura delle fessure rimaste. A questo scopo si usa in genere la polvere prodotta dallo stesso legno, miscelata a particolari resine. Per completare l’opera, infine, serve una accurata verniciatura da realizzare con prodotti specifici, chiamati in gergo “vetrificanti” e disponibili in diverse formulazioni, sia a 2 componenti (più brillanti e resistenti alle abrasioni, ma con un odore piuttosto pungente) sia monocomponente (in genere a base di poliuretano in fase acquosa o, a volte, di resine acriliche Un parquet di tipo tradizionale comporta una spesa assai rilevante, sia per il costo del materiale (sempre di ottima qualità e di notevole spessore), sia per l’intervento di mano d’opera specializzata: per questo motivo si usano sempre più spesso rivestimenti multistrato, in cui solo lo strato superficiale è formato dall’essenza pregiata. Anche il parquet di quest’ultimo tipo è disponibile in più versioni, alcune delle quali vanno incollate al pavimento esistente (vecchie piastrelle o massetto di cemento perfettamente lisciato) e rifinite col sistema tradizionale (lamatura, stuccatura e verniciatura) mentre altre, più indicate per una posa a livello hobbistico, sono del tipo “prerifinito”, cioè già completo di verniciatura finale. I prerifiniti si dividono ulteriormente in due categorie: quelli da incollare al supporto (che, ricordiamolo, deve essere perfetto) e quelle “a posa libera”. In questo caso ogni elemento viene incollato a quelli adiacenti fino a formare una sorta di piattaforma che, però, è solo appoggiata al pavimento esistente, meglio se con l’interposizione dell’apposito telo in polietilene che compensa piccole irregolarità. • Una ulteriore variante è costituita dai “parquet” in resina melamminica, concettualmente simili ai pannelli utilizzati per costruire i mobili: anche qui abbiamo a disposizione disegni e tonalità che richiamano tutte le essenze, anche quelle pregiate, ma la resistenza all’usura è data dallo strato di resina e, ovviamente, non sono possibili successive lamature e verniciature. Proprio perché destinate anche ad utilizzatori non professionisti, le versioni prerifinite sono sempre corredate da dettagliate istruzioni per la posa, da leggere prima di iniziare il lavoro.
Passacavi
Elemento in gomma, materiale sintetico o ceramico isolante, collocato in apparecchiature elettriche a difesa di cavi e conduttori, dall’azione ta-gliente o comunque danneggiante di parti meccaniche. I passacavi sono inseriti in fori attraverso lamiere ed altre strutture, dove i cavi elettrici entrano nell’apparecchio e costituiscono un morbido e sicuro alloggiamento per i cavi stessi, che così non rischiano di essere incisi. Se un passacavo si danneggia e perde la sua capacità di protezione, va immediatamente sostituito.
Passata
Termine col quale si identifica genericamente un momento, (o un passaggio) di una specifica lavorazione: per ottenere una buona verniciatura bisogna ad esempio eseguire più passate, una tavola di legno diventa perfettamente diritta con più passate alla pialla, la levigatura di una superficie si ottiene eseguendo in successione diverse passate con abrasivo via via più fine, ecc.
Pasta abrasiva
Pasta fine composta da granuli abrasivi amalgamati con legante morbido, disponibile in genere con consistenza cremosa e diversi gradi di capacità abrasiva: la versione più conosciuta è quella che si utilizza nel campo della carrozzeria, per eliminare lo strato superficiale di vernice o per rendere invisibile un ritocco, amalgamandolo con la superficie circostante.
Molto diffuse anche le paste abrasive per lucidare i metalli (ottone, argento, ecc.): nelle versioni destinate al grande pubblico hanno in genere la consistenza del dentifricio, mentre a livello industriale o comunque professionale sono spesso confezionate in pani.
Pasta per raccordi (idraulici)
Disponibile in barattoli, viene applicata sulla canapa che si avvolge sulla filettatura di un tubo. Il suo compito è quello di creare, insieme alla canapa, durante l’avvitatura del tubo, una barriera sigillante contro le fughe di acqua o del fluido che è destinato a scorrere nel tubo. Se ne stende un velo col dito, spalmandola nel senso della filettatura e facendo in modo che essa incorpori la canapa e la mantenga senza sfilacciature.
Patina
Nell’ambito del restauro del mobile, con questo termine si indica quella tipica velatura scura che assume un mobile antico. La velatura non è altro che un insieme di successive lucidature, cerature, polveri che, anno dopo anno, si sono depositate sulla superficie provocando una certa opacizzazione, una patina, appunto, che crea quell’aspetto antico che solamente i mobili di una certa epoca possono avere. Durante un restauro radicale di un mobile si pone il problema se intervenire asportando completamente la patina oppure intervenire in modo più “leggero” lasciando la patina sul mobile. La scelta dipende sia dai gusti personali, sia dall’entità della riparazione da effettuare, sia dalle capacità di chi si appresta ad eseguire il lavoro. È indubbiamente più facile procedere ad un restauro radicale asportando la patina totalmente per mezzo di decappanti e leviganti e quindi, dopo aver eseguito il restauro, passare ad una ceratura od ad un altro tipo di finitura (in commercio, tra l’altro, esistono numerosi prodotti che imitano l’effetto patina.)
Lasciare la patina è invece più adeguato quando si tratta di pezzi molto vecchi, ma è certamente più difficile ricostituirla nelle parti aggiunte o sostituite in modo che non si possano distinguere dal resto.
Pedata
Piano di appoggio del piede sul gradino di una scala: la sua misura in profondità, assieme a quella dell’alzata (in pratica quanto si sale ad ogni gradino), determina la comodità d’uso della scala stessa. In condizioni normali si adottano pedate di circa 30 cm ed alzate di 14-17 cm, ma molto dipende dalle modalità costruttive: se la scala è a gradino aperto, cioè priva dell’elemento verticale, la pedata può essere ridotta perché la punta del piede può uscire dalla superficie teorica utile, senza però superare certi valori perché la salita risulterebbe abbastanza agevole, ma la discesa sarebbe quanto mai difficoltosa (basti pensare ad una scala a pioli: la pedata è ridotta al minimo, ma bisogna scendere nello stesso modo in cui si è saliti, con la faccia rivolta ai gradini.). I valori dell’alzata e della pedata sono del tutto diversi nelle scale a chiocciola, dove ci sono altri fattori di cui tenere conto (ad esempio la necessità di conservare la posizione eretta senza battere la testa nei gradini soprastanti).
Peltro
Lega di rame, stagno e piombo in varie proporzioni, impiegata nella realizzazione di oggetti ornamentali e suppellettili varie.
• Si salda facilmente a stagno e si lucida con normali materiali per lucidatura dei metalli.
Pennello
Serve per pitturare, dipingere e applicare liquidi vari. Presenta una struttura molto semplice: un’impugnatura, un mazzetto di setole ed una ghiera, o fascia, che funge da collegamento. Al di là dell’impugnatura, studiata per facilitare la presa, la vera differenza sta nelle setole (più sono morbide, più sono pregiate) e nel collante usato per bloccarle all’impugnatura (un buon pennello non perde facilmente il pelo). Pennelli all’apparenza molto simili possono avere prezzi sensibilmente diversi, e non è detto che il modello più costoso sia sempre quello più indicato, perché molto dipende dal prodotto da stendere e dalla superficie da trattare.
• Per tinteggiare i muri, ad esempio, è poco opportuno costruire un pennello con setole naturali, molto morbide, perché il muro è ruvido e l’idropittura è densa: meglio le economiche e robuste setole artificiali che troviamo sulle pennellesse (o plafoni) e sui plafoncini, con misure che variano da 3 a 7 cm di spessore e da 7 a 17 di larghezza.
Un pennello a setole molto rigide, in nylon, è invece adatto per stendere lo sverniciatore in gel mentre per i fondi (ad esempio l’antiruggine), servono setole sempre sintetiche ma un po’ più morbide, indicate anche per distribuire l’impregnante sul legno.
• La morbidissima setola cinese, infine, è l’ideale per gli smalti di finitura. Al di là delle pennellesse, cui abbiamo già accennato, esistono altre famiglie di pennelli: quelli piatti, che alcuni produttori chiamano anch’essi pennellesse, arrivano a circa 6 cm di larghezza e sono indicati per stendere ampie ed omogenee pennellate su superfici piane; i pennelli tondi, di vario diametro e pregio, sono invece più adatti per le superfici irregolari: la disposizione delle setole, che in punta formano una sorta di cupola, consente infatti di muoversi agevolmente in ogni direzione; i pennelli ovali, o ovalini, assomigliano a quelli tondi ma hanno una ghiera molto più bassa, che lascia le setole più libere e le rende capaci di trattenere una maggior quantità di vernice: in questo modo il pennello ha un’autonomia più ampia e può eseguire passate più lunghe.
• Non mancano pennelli speciali, concepiti in funzione di particolari utilizzi: il più conosciuto è quello per termosifoni, piegato all’estremità e fornito di un lungo manico, ma troviamo anche i tiralinee (punta morbida e sottile, per tracciare contorni), i morbidissimi bombasini, in pelo di orecchio di bue (ideali per ritocchi, anche con vernici alla nitro), ecc.
Perline
Tavole di legno sottili e lunghe, particolarmente sagomate lungo i due bordi per potersi incastrare una nell’altra. Servono per realizzare rivestimenti di pareti, soffitti e altro in esterni o interni. Le perline vengono prodotte in larghezze, spessori e lunghezze molto vari. Per gli usi interni sono in genere adatte perline dello spessore di 10-12 mm e della larghezza di 10-11 cm, lunghe 3-4 m. Per usi esterni (anche strutturali) vengono utilizzate perline dello spessore di 15-25 mm della lunghezza di 3-4-m e larghe 10-15 cm. I legni più frequentemente utilizzati per fabbricare le perline sono abete, pino, douglas, larice, da preferire in funzione del tipo di collocazione a cui è destinata la perlina.
Per impieghi esterni è consigliabile utilizzare un legno più resinoso come il larice o il pino, mentre per impieghi in interni può andare bene un legno meno pregiato come l’abete. Le perline in commercio possono essere grezze o pretrattate e, nel primo caso, è necessario applicare su di esse (e su entrambe le facce) un buon trattamento di protezione e di finitura.
• Un rivestimento di perline, se ben realizzato, ha una durata lunghissima: si tratta innanzitutto di preparare un’intelaiatura di supporto, fissata alla parete con viti e tasselli e disposta in funzione del tipo di posa prescelto (verticale, orizzontale o diagonale). I listelli di supporto possono essere ricoperti, nella zona di contatto con la parete, con del comune nastro da imballaggio: in questo modo si crea una economica quanto efficace barriera impermeabile che impedisce il passaggio dell’umidità.
Sui listelli vengono poi applicate le perline che vengono fissate o con chiodini posti in diagonale, conficcati nella parte femmina dell’incastro, o con particolari graffette: con entrambi i sistemi il mezzo di fissaggio al listello risulta invisibile. A contatto con il pavimento e lungo il soffitto devono essere collocati battiscopa e bordini angolari per raccordare le perline stesse al pavimento e al soffitto, nascondendo le inevitabili irregolarità della giunzione.
Pialla
Attrezzo manuale o motorizzato composto da una parte tagliente posta tra due piani di riferimento, uno di entrata ed uno di uscita, leggermente sfalsati fra di loro. Durante l’uso la lama, che sporge dal piano di entrata, asporta un truciolo di legno e la superficie lavorata trova appoggio sul piano di uscita, posto allo stesso livello della parte tagliente. In questo modo, azionando l’attrezzo (o l’elettroutensile) nel modo corretto, si possono rendere piane superfici irregolari o curve.
• Pialla manuale: composta da una suola (di legno o metallica) e da una impugnatura, è dotata di un ferro tagliente che sporge sotto alla suola stessa. L’impiego della pialla manuale non è semplice in quanto è necessario regolare con precisione la lama tagliente, portare la lama a contatto col legno nel modo corretto e lavorare con regolarità.
• Pialla elettrificata: elettroutensile integrale dotato di due piani di appoggio, di cui uno regolabile per determinare la profondità di passata (in pratica lo spessore del truciolo che viene asportato). Il motore elettrico aziona un cilindro “portacoltelli” (equipaggiato con una, due o tre lame) che ruota rapidamente in modo da asportare legno: la presenza del motore elimina la maggior parte della fatica ma, per ottenere buoni risultati, serve comunque una notevole manualità. Più facile da usare la pialla intesa come macchina stazionaria, perché in questo caso i piani sono molto più lunghi e forniscono quindi una superficie di riferimento più estesa (vedi anche la voce “piallatura”).
Piallaccio
Sottile foglio di legno naturale ricavato con particolari macchine che può essere applicato su legni o pannelli di bassa qualità in modo da ottenere una superficie che ha l’apparenza di un massello pregiato. I piallacci si acquistano presso i negozi specializzati e sono in varie essenze pregiate (noce, mogano, tek, ecc.). Sono spessi alcuni decimi di mm e sono anche molto delicati : per ottenere buoni risultati, quindi, serve una certa dose di esperienza.
Piallatura
Lavorazione sulle facce di una tavola o di un listello per renderle perfettamente piane ed esenti da irregolarità e per portare ad un determinato spessore diversi pezzi di legno. Si distinguono due tipi di piallatura:
• a filo: per levigare e rifinire una superficie. Si può realizzare con una pialla manuale (e molta esperienza), col pialletto elettrico (azionato a mano o montato su un apposito supporto) o meglio con una vera e propria piallatrice, da banco o stazionaria. Questa è costituita da due semipiani metallici separati al centro dal tamburo portacoltelli. I coltelli ruotano rapidamente e, portati a contatto con il legno, lo asportano in sottili trucioli. Piallata a filo una faccia, di solito si monta la guida parallela e si pialla quella adiacente, per ottenere un angolo retto: l’insieme di queste due operazioni viene definita “squadratura”.
• a spessore: serve per dare uno spessore uniforme agli elementi in legno. Per eseguire questa lavorazione si possono usare macchine specifiche (pialle a spessore) o macchine studiate per lavorare sia a filo sia a spessore, come succede ad esempio nelle combinate per legno: in questo caso la tavola scorre su un piano regolabile in altezza che si trova sotto al tamburo portacoltelli , a sua volta affiancato da due rulli di trascinamento. Appoggiando su detto piano una faccia già piallata ed azionando il meccanismo di avanzamento, i coltelli creano una superficie rifinita e perfettamente parallela a quella di appoggio: basta ripetere l’operazione anche sull’ultima faccia grezza per avere un pezzo di sezione uniforme e con gli spigoli in squadra.
Piastrine
Elementi metallici di varia dimensione e forma (rettangolari, allungati, quadrati, triangolari, a L, a T, ecc.) dotati di fori per il passaggio di viti. Le piastrine si impiegano per collegare tra loro parti in legno in modo da costituire solide giunzioni senza dover procedere ad inchiodature o incollaggi o incastri tra le parti di legno. Generalmente, nelle piastrine, i fori per il passaggio delle viti sono svasati in modo che, utilizzando viti a testa fresata, esse si incastrino perfettamente nella sede e non fuoriescano dal metallo.
Piattina
Elemento di ferro a sezione rettangolare, di varie dimensioni e lunghezze. La piattina è uno dei manufatti base con cui si realizzano diverse strutture in ferro in quanto può essere piegata, tagliata, curvata, saldata ed elaborata in modo da ricavare telai, rinforzi, volute, riccioli, ecc.
Si acquista presso i fabbri o presso i rivenditori di materiale ferroso. Se la piattina non deve servire per realizzazioni “a vista” può anche essere acquistata presso i rivenditori di rottami metallici che ne dispongono in grandi quantità a basso prezzo perché recuperate da strutture demolite.
Pietrisco
Sorta di ghiaia di varia “granulometria” ottenuta per frantumazione di pietre in frantoio. Il pietrisco può avere dimensioni varie: tipiche sono le dimensioni che vanno dagli 1 agli 8 cm di diametro medio.
Serve come “inerte” per realizzare impasti con cemento o come sottofondo riempitivo, solido e drenante per gettate di cemento, pavimentazioni in esterni, vialetti d’accesso, ecc.
Pigmento colorante
Liquido (o polvere) da aggiungere a pitture diverse (soprattutto idropitture) per variarne la tonalità o per cambiarne radicalmente il colore.
Una idropittura bianca può essere fatta diventare leggermente rosa, giallognola o azzurrina aggiungendo piccole quantità di pigmenti rossi, gialli o blu mentre, miscelando più pigmenti, si può ottenere una gamma pressoché infinita di tinte.
Se preparare una certa tinta non è troppo difficile, e problematico, invece, riprodurla tal quale una seconda volta: per questo motivo è preferibile, nei normali lavori di imbiancatura, affidare la preparazione del prodotto al colorificio, quasi sempre fornito di apposita apparecchiatura (tintometro).
Piletta
Termine generico che indica la griglietta ed il condotto del piccolo sifone di raccolta delle acque di lavelli, piatti doccia, bagni, oppure di raccolta di acque esterne. La piletta è strutturata in modo da creare un sifone che impedisce il riflusso di esalazioni maleodoranti dall’impianto di scarico.
Pilota (fiammella)
Fiammella che rimane accesa in continuo in diverse apparecchiature funzionanti a gas (scaldabagni, caldaie, stufe a gas). Serve per permettere l’accensione del bruciatore principale quando questo viene azionato dal termostato che apre l’elettrovalvola di erogazione: il gas fuoriesce dal bruciatore e, trovando la fiammella pilota accesa, si incendia ed inizia la produzione di calore. Se la fiammella pilota, per qualche motivo (forti correnti d’aria, momentanee interruzioni dell’erogazione del gas o altro) si spegne, il fatto viene segnalato alla centralina dell’utilizzatore tramite un sensore (“termocoppia”) che segnala l’avvenuto spegnimento; in tal caso il termostato non dà il consenso all’elettrovalvola di erogare il gas del bruciatore per cui non esiste il pericolo di fughe di gas causate dalla mancata accensione.
• Il funzionamento di tutte queste parti va comunque verificato e controllato periodicamente, avvalendosi di tecnici abilitati e specializzati.
Pinza
La pinza, a seconda dell’impiego cui è destinata, assume forme e dimensioni diverse: vi sono ad esempio le pinze universali, quelle a scatto (dette“grip”), le “giratubi”, quelle per anelli Seeger e così via, con decine di varianti. La versione universale, che è quella più diffusa, è dotata di due becchi abbastanza corti con un allargamento dentato al centro per afferrare bulloni e dadi e con riscontri affilati per tranciare fili o tondini. Le pinze normali possono avere ganasce con becchi lunghi, arrotondati o curvi a seconda di varie esigenze lavorative. Le impugnature possono essere nude o ricoperte di materiale plastico isolante, per lavorare in sicurezza sugli impianti elettrici. Per i normali lavori casalinghi servono almeno 3 pinze diverse: una a becchi normali, una a becchi lunghi e sottili e la pinza grip.
Pinza di massa
Particolare morsetto a pinza collegato con un cavo proveniente da una saldatrice ad arco o a filo. La pinza di massa viene applicata su uno dei pezzi da saldare in modo da realizzare un sicuro contatto elettrico. Quando si avvicina l’elettrodo lungo le parti da saldare, si instaura un cortocircuito in quanto i pezzi sono in collegamento con la saldatrice tramite, appunto, la pinza di massa. Se si deve saldare su elementi rugginosi o pitturati è necessario pulire la zona su cui viene applicata la pinza di massa in modo che il contatto sia sicuro. Se, durante la saldatura, avvengono delle scintille in corrispondenza delle ganasce della pinza di massa è necessario pulire meglio la zona di contatto e riapplicare la pinza stessa. In alcuni casi al posto della pinza di massa è presente un morsetto a vite che viene stretto saldamente ad una delle parti da saldare.
Piroettante (ruota)
Ruota di piccolo diametro (da 3 a 10 cm) che viene applicata sotto le gambe di sedie, tavolini, carrelli ed altri mobiletti spostabili in modo da poter muovere con facilità tali oggetti.
La definizione “piroettante” si riferisce al fatto che la ruota oltre ad essere girevole su un asse orizzontale, è anche girevole lungo un asse verticale in modo da potersi orientare variamente e facilitare lo spostamento dell’oggetto.
Pirografo
Strumento elettrico che serve per disegnare ed incidere su legno. È costituito da uno stilo con impugnatura isolante e punta metallica che viene arroventata per mezzo di una resistenza. Portando la parte rovente a contatto con una superficie di legno si causa una bruciatura che risulta molto visibile. Muovendo ed azionando il pirografo con perizia si possono eseguire decorazioni, scritte, disegni e campiture in modo da decorare piatti, mobili ed altri oggetti in legno. La resistenza del pirografo può essere controllata da un termostato che mantiene costante la temperatura della punta.
Pistola graffatrice
Utensile manuale o elettrificato (detto anche “graffatrice”) che è in grado di “sparare” graffette e piantarle in materiali diversi quali legno, cartone, feltro, plastica, per realizzare unioni rapide.
La graffatrice manuale presenta un caricatore in cui si inseriscono le graffette e un’impugnatura a scatto.
Si poggia la graffatrice sul punto in cui si intende depositare la graffetta e si preme con forza l’impugnatura. La pistola graffatrice elettrificata è molto più pratica: anch’essa presenta un caricatore di graffette ma l’azionamento avviene premendo un pulsante. La potenza del colpo esercitato sulla graffetta può essere regolata per mezzo di un apposito comando ed è possibile pertanto utilizzare graffette più o meno grosse a seconda del lavoro da realizzare. L’uso della pistola graffatrice è indicato nell’imbottitura di sedie e nei rivestimenti per fermare tessuti, passamanerie ed altri materiali.
È anche molto usata per realizzare rapidamente assemblaggi in legno sottile quali intelaiature, cornici ed altre strutture che non debbano essere sottoposte a particolari sollecitazioni. Una ulteriore variante è rappresentata dalla graffatrice pneumatica, che va alimentata con aria compressa generata da un compressore.
Pistola
Termine generico che, nel campo del bricolage, si riferisce spesso ad alcuni accessori indispensabili per sfruttare al meglio il compressore. Tra le versioni più comuni troviamo la pistola:
• a spruzzo: è dotata di serbatoio, superiore od inferiore, in cui si immette il liquido da spruzzare. Azionando il pulsante di erogazione, l’aria compressa realizza una potente aspirazione del liquido collocato nel serbatoio e una conseguente spruzzatura. La pistola è dotata di un ugello anteriore attraverso cui passa il liquido, che può essere regolato per ottenere un getto di diversa ampiezza.
• per soffiaggio: non è dotata di serbatoio e serve per soffiare aria compressa (per pulizie, ecc.).
• per lavaggio: con serbatoio inferiore ed un “becco” molto lungo che termina con un ugello regolabile.
Per la verniciatura a spruzzo sono anche disponibili pistole elettriche, che non hanno bisogno di compressore e che nebulizzano il liquido comprimendolo ad altissima pressione (vedi anche la voce
“nebbia “).
Pistola per termocolla (Pistola incollatrice)
Utensile di basso costo ma di grande utilità, che sfrutta il calore prodotto da una resistenza elettrica per sciogliere ed erogare un tipo molto particolare di colla, confezionata sotto forma di stick. Il prodotto adesivo, passando attraverso il fornelletto, raggiunge la temperatura di circa 200 °C e, spinto dal sistema di avanzamento a grilletto, esce dall’ugello anteriore pronto a realizzare giunzioni rapidissime ed abbastanza solide (molto dipende dalla temperatura del supporto che, se è troppo freddo, fa indurire la superficie della colla prima che possa fare davvero presa).
La pistola incollatrice è disponibile in una grande varietà di modelli a prezzi molto accessibili: esistono anche versioni che lavorano a temperature più basse (circa 100°C) e che, con gli stick adatti, possono incollare anche materiali molto sensibili al calore (polistirolo, poliuretano, ecc.). Sono anche disponibili stick colorati, metallizzati (ecc.) con cui realizzare eleganti decorazioni su vari materiali.
Pittura
Nel settore dei prodotti vernicianti il termine indica, a stretto rigore, una sostanza coprente che forma uno strato opaco, come succede ad esempio con gli antiruggine e gli altri prodotti di fondo: nel linguaggio comune, invece, il termine è abbastanza intercambiabile con “vernice” (prodotto trasparente) e “smalto” (vernice addizionata con pigmenti più o meno coprenti, spesso con effetto brillante). La variante più diffusa è senz’altro l’idropittura murale, emulsione di resine acriliche, cariche, pigmenti ed additivi in soluzione acquosa.
Plafoniera
Struttura in metallo o in materiale sintetico atta a ricevere fonti luminose quali lampadine ad incandescenza o fluorescenti.
La plafoniera può essere di varia forma e dimensione, in funzione del tipo di installazione (a parete, a soffitto, ecc.).
• La classica plafoniera per tubi al neon è costituita da una armatura metallica che viene fissata al soffitto o ad una parete tramite tasselli ad espansione e nella quale viene inserito il tubo ed il vetro diffusore.
Platorello levigatore
Disco di gomma o metallo, forato al centro per equipaggiare lucidatrici e smerigliatrici o dotato di alberino per il fissaggio nel mandrino del trapano: la superficie circolare può essere ricoperta con carta abrasiva (fissata con vite centrale o col sistema a velcro) o ricevere altri accessori come dischi di spugna (per lucidare con pasta abrasiva) o cuffie in lana di agnello (per stendere cere e polish). Tra le versioni dedicate al trapano, alcune hanno l’albero rigidamente fissato al platorello ed altre adottano invece uno snodo, più funzionale su superfici irregolari.
Plexiglas
Particolare composto organico (metacrilato di metile) solido e trasparente, simile al vetro ma molto elastico e praticamente infrangibile: si utilizza appunto per sostituire superfici vetrate soggette a frequenti rotture o, in campo industriale, per creare carter protettivi su apparecchiature che devono essere controllate dall’operatore. Ottimo anche per piccole serre.
Si taglia facilmente con le macchine per la lavorazione del legno (seghetto alternativo, sega circolare) e con un comune seghetto da ferro. Non troppo resistente alle abrasioni, si incolla con qualche difficoltà con collanti specifici (adesivi a contatto a base poliuretanica) od anche con silicone neutro.
Polietilene
Detto anche politene, è un materiale che a seconda della lavorazione e della formulazione si presta ad un numero pressoché infinito di impieghi, dai sacchi per la spazzatura alle tubature, dalle bottiglie per l’acqua minerale ai sottilissimi film per avvolgere gli alimenti. Le molecole di polietilene hanno una bassissima forza di attrazione superficiale: questo significa che si tratta di un materiale antiaderente, che ad esempio rifiuta la stragrande maggioranza delle colle. Confezionato in teli di grandi dimensioni, si utilizza anche come economica copertura per le serre, offrendo una sufficiente resistenza nei confronti degli agenti atmosferici (qualche anno di durata).
Policarbonato
Prodotto come il polietilene in una notevole varietà di formulazioni, presenta ottime doti di trasparenza, resistenza meccanica e stabilità dimensionale, ragion per cui è largamente utilizzato in campo industriale. La versione più conosciuta al grande pubblico è quella “alveolare”: lastre a doppio strato, cave all’interno, che sono reperibili in tutti i magazzini specializzati e che trovano il loro impiego nella costruzione di serre, tettoie trasparenti, protezioni di passaggi pedonali ma anche oggetti diversi ecc.
Polistirolo espanso
Resina termoplastica realizzata con particolari tecniche in modo da costituire una massa spugnosa ricca di microcellule vuote. Questa struttura consente al polistirolo di essere un cattivo conduttore di calore per cui risulta essere un ottimo isolante. Il polistirolo, che si trova in commercio sotto forma di lastre da 1x1 metri o da 60x120 cm, dello spessore di 2-3-4-5 o più cm (ma si trova anche in blocchi di diversa dimensione presso le aziende specializzate), viene largamente utilizzato quale isolante da inserire in controsoffitti, sottotetti, intercapedini, ecc.
L’applicazione delle lastre di polistirolo può essere libera, cioè semplicemente per posa della lastra, oppure bloccata, cioè fissando la lastra con chiodi o con una colla pastosa, a base acrilica . Il polistirolo si taglia facilmente con il cutter, ma per sagomarlo con precisione serve un filo d’acciaio molto caldo. La bontà di questo materiale, e quindi il costo, è rapportata alla densità, indicata in Kg/mc: le versioni più comuni ed economiche hanno un peso di circa 12 Kg al metro cubo, mentre quelle più pregiate arrivano a 30-35 Kg. Il prezzo, di solito, aumenta in proporzione alla densità , mentre il potere isolante non segue la stessa regola: in altre parole, una lastra da 30 Kg/mc può costare il doppio rispetto ad una da 15 Kg/mc ma ha un potere isolante solo un tantino superiore. Per la maggior parte dei lavori di isolamento domestico, quindi, le versioni da 20 o 25 Kg/mc rappresentano già una soluzione eccellente. Si può dipingere il polistirolo con prodotti all’acqua mentre i prodotti oleosintetici, o con solventi alla nitro, lo danneggiano .
Polish
Materiale liquido o pastoso, in barattolo o in tubetto, che serve per lucidare la carrozzeria dell’auto. Il polish viene steso con un’apposita spugnetta sulla carrozzeria ben lavata ed asciutta quindi lasciato asciugare fino a completa essiccazione. Quando questa è avvenuta, con uno straccio morbido si asporta il polish con movimenti circolari. La superficie della carrozzeria, leggerissimamente abrasa e arricchita di sostanze lucidanti, risulta lucida e splendente anche sulle cromature.
Poliuretano espanso
Resina particolare con la quale si realizzano pannelli ed altri elementi di carattere spugnoso, molto densi. Il poliuretano è un cattivo conduttore di elettricità e calore per cui con questi pannelli si realizzano isolamenti termici di notevole qualità. Un particolare tipo di poliuretano espanso è il poliuretano spray contenuto in bomboletta. È molto pratico in quanto, spruzzando il materiale entro cavità, fessure, crepe, ecc., si riempiono tali spazi con una schiuma poliuretanica che indurisce, creando un ottimo isolamento.
Pompa
Strumento azionato da un motore elettrico (e nei modelli più potenti anche a scoppio) che è in grado di aspirare acqua o altri liquidi e trasferirli in altro punto. Le pompe eseguono questo lavoro con diversi sistemi (a membrana, aspirante e premente, a ingranaggi) ma sostanzialmente il risultato è quello di trasferire liquido. Le pompe possono essere normali o autoadescanti. Nel primo caso esse devono essere riempite, attraverso un apposito foro, col liquido che devono pompare; nel secondo invece pompano il liquido senza alcun intervento preparatorio.
• Le pompe sommerse vengono immerse nel liquido da pompare e sono completamente isolate anche se funzionano elettricamente. La potenza di una pompa è indicata da due valori: dalla portata, cioè la quantità di acqua che essa riesce a pompare in un minuto e dalla sua prevalenza, che è l’altezza in metri a cui può sollevare l’acqua (aumentando la prevalenza, diminuisce la portata).
Le pompe possono essere utilizzate sia per acqua sia per altri liquidi ma se si utilizza una pompa per il gasolio o altri liquidi derivati del petrolio bisogna che le guarnizioni di tenuta siano di tipo speciale altrimenti il gasolio le corrode lentamente.
Un particolare tipo di pompa inserito nel circuito di riscaldamento dell’abitazione, che accelera e facilita la circolazione dell’acqua calda nel circuito stesso è la pompa di circolazione. In genere nel circuito sono installate due pompe in parallelo con un circuito by-pass in modo da far funzionare una pompa se l’altra è guasta.
• Dopo mesi di inattività una pompa di circolazione potrebbe non partire a causa delle incrostazioni interne: a questo scopo in molte pompe è presente un alberino esterno con intaglio a vite che viene fatto girare manualmente per dare l’avvio alla rotazione. Negli impianti con due pompe è possibile installare un particolare tipo di interruttore che fa partire automaticamente una pompa se l’altra si guasta. In mancanza di questo circuito conviene far funzionare alternativamente le pompe per 1-2 mesi ciascuna.
Ponticello (elettrico)
Detto anche “cavallotto”, è uno spezzone di conduttore che unisce due morsetti di un quadro elettrico o di un’altra apparecchiatura in modo da unirli elettricamente.
Portafrutto
Struttura in materiale plastico o metallico nella quale viene inserito il “frutto” di un comando elettrico (interruttore, deviatore, presa, ecc.) in modo da poterlo collegare ai conduttori (da una parte) ed azionarlo dalla parte opposta.
Esistono diversi tipi di mascherine portafrutto normalizzate con feritoie standard ma con aspetti, colori e sagomature diverse.
Portalampada
Elemento in metallo e materiale plastico o ceramico nel quale si avvita la virola di una lampadina e al quale pervengono i conduttori elettrici che alimentano la lampadina stessa. Il portalampada è costituito da un attacco con incavo a vite ove si avvita la virola, e due morsetti a vite ai quali si collegano i conduttori di corrente. Questo elemento centrale viene inserito in un cilindretto di supporto e di protezione dotato di gambo filettato (“tige”) che è collegato alla struttura del lampadario o della lampada. Il portalampada è spesso causa di inconvenienti in quanto l’accensione della lampadina lo riscalda e quindi i materiali che lo costituiscono possono col tempo deformarsi e deteriorarsi.
• È necessario, quando si cambia la lampadina, fare attenzione a non ruotare il portalampada e a non attorcigliare i conduttori interni, che potrebbero staccarsi dai morsetti e causare un cortocircuito. Quando il portalampada mostra segni di usura è conveniente sostituirlo (scollegando sempre l’apparecchio dalla rete o togliendo direttamente la tensione azionando l’interruttore generale).
Portland
Cemento idraulico che indurisce sia all’aria sia in acqua, quando viene mescolato in giuste proporzioni con acqua ed inerti.
Positivo
È uno dei due poli di una batteria a corrente continua (o di un accumulatore, trasformatore- raddrizzatore, pila). L’altro polo è il negativo: nella corrente continua gli elettroni “viaggiano”dal polo negativo a quello positivo, mentre nella corrente alternata il flusso di elettroni “fa la spola” tra i due poli, cambiando direzione con una certa “frequenza”(i 50 Hz della nostra corrente di rete significano che gli elettroni cambiano direzione 50 volte al secondo). Il polo positivo e quello negativo non devono mai essere messi a contatto diretto, altrimenti l’erogatore di corrente continua si surriscalda e si deteriora rapidamente. In generale nel morsetto di positivo può crearsi una certa ossidazione per cui, soprattutto nelle batterie d’auto, è conveniente proteggere il positivo con un grasso isolante apposito.
• È molto importante, durante qualsiasi montaggio elettrico o elettronico, non invertire i morsetti di positivo e negativo in quanto molte apparecchiature potrebbero essere danneggiate da questa inversione.
Pozzo a perdere
Pozzo di forma cilindrica o quadrangolare profondo 1 o 2 m e di varia estensione, riempito di grossi sassi e quindi chiuso con lastre di cemento e terra. Al pozzo pervengono diversi tubi di scolo di acque bianche provenienti da grondaie o da altre zone di raccolta. Il compito del pozzo è quello di raccogliere queste acque e disperderle nel terreno.
Premistoppa (di rubinetto)
Guarnizione collocata lungo l’albero del vitone di un rubinetto che impedisce all’acqua di risalire lungo il vitone stesso e fuoriuscire a livello della manopola. Nei rubinetti di un tempo questa guarnizione era costituita da un filo di canapa o un filo elastico. Attualmente i premistoppa sono costituiti da un anello di gomma che viene pressato contro le pareti della sede del vitone quando il vitone stesso viene avvitato; l’anello è un “o-ring”
Presa (elettrica)
Dispositivo che consente alla spina di un cavo di alimentazione di inserirsi, con gli spinotti, negli alveoli collegati ai conduttori dell’impianto elettrico.
Le prese possono essere incassate o esterne a seconda che siano inserite nella parete o contenute in scatolette applicate sulla parete stessa. Nelle abitazioni esistono tre tipi di prese: con alveoli “piccoli”distanti 19 mm per spine da 10 A massimi di corrente e prese con alveoli più grandi distanti 26 mm per spine con corrente massima di 15 A; a queste si aggiungono, sempre più spesso, le prese Shuko o, come si dice comunemente, di tipo tedesco: in questo caso gli alveoli sono distanti 19 mm (come nelle prese da 10 A) ma hanno un foro di diametro tale da accogliere gli spinotti da 15 A. Sempre più diffuse, infine, le prese bipasso, che accolgono indifferentemente spine da 10 e da 15 A (ma non le Shuko).
• Le prese devono essere sempre in buone condizioni: può capitare che il prolungato collegamento con un apparecchio a forte assorbimento scaldi il cavo, la spina e quindi anche la presa con deterioramento dell’isolamento dei conduttori per cui vi è il rischio di cortocircuito.
Presa (dei leganti)
Processo di indurimento di leganti quali il cemento, la calce o il gesso, che avviene in tempi diversi a seconda del tipo di legante e delle condizioni di temperatura ed umidità in cui la presa avviene. Durante il processo di presa il materiale che si sta indurendo non deve essere mosso in alcun modo altrimenti si verificherebbero delle fratture che danneggerebbero gravemente la compattezza del risultato finale.
Pressostato
Dispositivo concepito per mantenere la pressione entro certi valori: la versione più nota equipaggia i compressori d’aria e ne controlla il funzionamento in automatico: quando la pressione del serbatoio è inferiore ad un certo limite, il pressostato avvia il motore, per poi spegnerlo quando viene raggiunto il valore massimo previsto.
• Su entrambe le regolazioni di minima e di massima è possibile intervenire agendo sulla vite e sul dado a ciò predisposti.
Prolunga (elettrica)
Cavo elettrico che presenta, ai due capi, una presa ed una spina per consentire ad una apparecchiatura elettrica di essere collegata ad una presa distante. Si possono realizzare prolunghe acquistando cavi elettrici e quindi collegando le estremità dei cavi a prese volanti e a spine. È, però, più indicato acquistare le speciali prolunghe avvolgibili che sono elettricamente più sicure e pratiche in quanto il cavo viene tenuto in uno speciale rullo avvolgitore mentre la presa è collocata in un fianco dell’avvolgitore stesso. Sono vendute prolunghe da 8 a 50 m di lunghezza dotate di maniglie di trasporto ed altri sistemi di sicurezza.
Punta (da trapano)
Esistono punte di diverso diametro e di diversa foggia per forare i vari materiali.
• Punte da ferro: sono in acciaio superrapido (HSS) e sono reperibili in diametri variabili da 0,3 a 20 mm anche se, per un utilizzo non professionale, è più che sufficiente una dotazione di 25 punte, di diametro crescente da 1 a 13 mm, con tutte le misure intermedie (1,5-2,5 ecc.).
• Punte da legno: anch’esse in acciaio, hanno una punta del tutto caratteristica, costituita da un vettino centrale e da 2 taglienti laterali: il vettino appuntito serve
da guida durante l’inizio della foratura. Anche di queste punte è bene avere in dotazione una piccola serie di diametro compreso tra i 3 e i 13 mm.
• Punte da muro: sono punte particolari in acciaio che presentano sulla punta due placchette riportate in metallo duro (“Widia”) in modo da poter forare anche le pietre e i calcestruzzi più duri. Le punte da muro devono essere quasi sempre utilizzate con il trapano impostato su percussione in modo da percuotere molte migliaia di volte al minuto il punto da forare mentre la punta è in rotazione. Per qualsiasi foro è necessario marcare bene il punto di attacco: in particolare per il ferro conviene fare una leggera punzonatura per evitare che la punta scivoli sul pezzo. Se il foro da praticare è rilevante conviene farne prima uno di diametro più piccolo e successivamente montare la punta di diametro adeguato. Per i fori su ferro è utile una velocità di rotazione piuttosto bassa, da scegliere in funzione del diametro della punta (più grande è, più ridotta deve essere la velocità), mentre su legno e su muro la velocità di rotazione deve essere più alta. Le punte da ferro sono facilmente rigenerabili tramite l’affilapunte, mentre le punte da legno con vettino e quelle da muratura non sono affilabili con sistemi casalinghi.
• Punta a lancia: particolare tipo di punta da trapano che presenta il normale codolo per l’inserimento nel mandrino e una punta a triangolo isoscele con i lati maggiori leggermente curvi. La forma infatti è quella di una lancia. Il suo compito è quello di forare il vetro. La foratura del vetro si prepara creando un piccolo cratere di stucco sul punto da forare e riempiendo questa zona con petrolio o trielina o acqua.
• Si poggia la punta nella zona da forare e si aziona il trapano a velocità ridotta. Si procede in questo modo fin quando la punta incide il vetro: sempre ruotando lentamente, la punta fora il vetro nel diametro desiderato.
Puntatura
Fase preliminare della saldatura tra due lamiere, o due diversi pezzi di metallo, che serve per stabilizzare le posizioni relative dei due pezzi in modo che, durante la saldatura, le tensioni che si vengono a creare non “imbarchino” l’oggetto risultante. È noto, infatti, che il cordone di saldatura raffreddandosi tende a “chiudere” la saldatura lungo il cordone stesso; se però si è proceduto ad una puntatura preventiva da ambo le parti della giunzione, questa contrazione e questa chiusura vengono notevolmente contrastate o praticamente annullate.
La puntatura si esegue collocando dei punti di saldatura a distanza di 8-12 cm uno dall’altro per tutta la lunghezza della linea di giunzione. Se è possibile accedere alla parte posteriore conviene senz’altro eseguire la puntatura anche su questa, sfalsando le posizioni dei punti rispetto a quelli anteriori.
PVC
Sigla di cloruro di polivinile, materiale sintetico che si può trovare sotto diverse forme ed è usatissimo per diversi impieghi. Nella pratica quotidiana si viene a contatto con materiali di PVC in particolare nelle coperture continue per pavimentazioni o per rivestimenti da bagno. Sono pure in PVC molti tubi di scarico e raccordi per sanitari.
• Coperture in PVC: disponibili in rotoli con colori e disegni diversi. Rappresentano un sistema di copertura per pavimenti estremamente rapido e resistente alla maggior parte dei materiali usati in casa (olio, aceto, acidi leggeri, ecc.). La copertura di un pavimento con un foglio in PVC è molto semplice e ricalca quella di una moquette: l’unica precauzione da avere è quella di collocare il tappeto arrotolato (o meglio ancora steso) per qualche giorno all’interno del locale prima di procedere al fissaggio, in modo che esso possa assumere la temperatura del locale stesso ed adeguarsi con la relativa dilatazione o contrazione.
• Il fissaggio a terra del foglio può essere fatto con colle specifiche oppure (meglio ancora) con nastro biadesivo, che facilita l’eventuale successiva asportazione.
• Tubi in PVC: sono i normali tubi di scarico grigi o rossicci che vengono utilizzati negli impianti idraulici: essi vengono incastrati uno nell’altro tramite giunti maschio-femmina oppure riscaldando l’estremità di un tubo ed incastrando il tubo seguente, grazie al rammollimento che il calore causa sul PVC.
|