A B C D E F G I L M
N O P Q R S T V W-Z  

Malta
Impasto di un legante (cemento, calce) con un inerte (sabbia o ghiaia) in grado di essere mescolato con acqua e quindi, asciugando, di indurire notevolmente. Usata soprattutto per collegare stabilmente elementi di muratura, la malta può essere definita “magra” o “grassa” secondo la percentuale di legante rispetto alla quantità di sabbia. La malta di calce deve essere preparata appena prima dell’impiego e non deve essere adoperata il giorno dopo la miscelazione. Le malte di calce “aerea” si usano per opere esposte all’aria, mentre per costruzioni che vengono a contatto con acqua si usano malte di calce “idraulica”.
• Si possono anche realizzare le cosiddette “malte bastarde” che sono composte da sabbia, cemento e calce. Queste malte hanno una particolare resistenza agli agenti atmosferici e sono indicate per realizzare intonaci e rivestimenti esterni.

Mandrino
Organo meccanico montato all’estremità dell’albero rotante di un trapano (o di un’altra macchina utensile) che è in grado di ricevere e afferrare un utensile da taglio, da foratura o altro. Sono dotati di mandrino diversi elettroutensili quali: il trapano, la fresatrice, il tornio, la mortasatrice, ecc. Il mandrino può essere di forma cilindrica o conica. Nel trapano è di forma conica e contiene tre piccole ganasce (“griffe”) che stringono il codolo della punta o dell’utensile da azionare. Il mandrino può essere a “cremagliera” o “autoserrante”. Nel tornio il mandrino è di forma cilindrica e presenta griffe particolarmente sagomate che possono essere sfilate e disposte in senso contrario, sia per afferrare un oggetto cilindrico sia per inserirsi all’interno di una cavità cilindrica e bloccare un pezzo per contrasto di forze.
• Mandrino a pinza: è adatto a ricevere codoli con un diametro ben definito, perché ha una piccolissima escursione tra la fase di apertura e quella di chiusura: universalmente diffuso sulle fresatrici portatili e sui miniutensili, trova impiego anche in macchine professionali come la mortasatrice che completa le combinate per legno.

Manometro
Strumento a lancetta che permette di rilevare la pressione d’aria o d’acqua (o altro fluido) presente in un circuito o in un serbatoio. Il manometro è molto importante, ad esempio, nelle apparecchiature in cui è necessario non superare un certo valore di pressione (bombole, compressori, ecc.), ma anche per controllare la pressione delle gomme dell’auto (del tutto assimilabili ad un serbatoio). Il manometro è anche utile per tenere sotto controllo la pressione in un impianto di riscaldamento, in modo da poter intervenire immettendo altra acqua nell’impianto stesso e avendo una precisa informazione su eventuali perdite. In questi casi si usano di solito manometri dotati anche di una lancetta regolabile, che funge da linea di fede ed indica il valore che non deve essere superato.

Marmorizzazione
Trattamento di finitura che simula il marmo su supporti diversi quali: intonaco, legno, tela, ecc. La tecnica consiste nell’applicare un fondo di colore uniforme (nero, rosato, biancastro) secondo il tipo di marmo da simulare e quindi con tamponi, pennelli, spugne e stracci variamente imbevuti di altre pitture si procede alla sovrapposizione di striature e macchie e varie sfumature di colore il cui insieme imita il marmo. Non si tratta di una tecnica semplice e servono diverse prove prima di ottenere un risultato accettabile.

Martello
Utensile multifunzionale:
• per carpenteria (3): testa quadra (o tonda) e penna divisa in due “granchi” che serve per estrarre i chiodi;
• per ferraiolo (1-2) -”: testa battente quadra (o tonda) e penna appuntita (o tonda);
• a mazzuolo (4): tipo di martello pesante con testa grossa, uguale dalle due parti. Serve per battere su scalpelli, punte da muro e altri utensili, con notevole forza per tagliare, spaccare, realizzare dei fori su pietra o muro. Esistono mazzuoli di dimensione e peso differenti: per un uso normale va bene un mazzuolo da 300-350 grammi di peso. Esiste anche la versione di mazzuolo con testa in legno. Questo utensile è specifico per battere scalpelli da intagliatore in modo da non rovinarne l’impugnatura in legno.
• per carrozziere: testa variamente sagomata secondo il tipo di lavorazione, in acciaio o in materiale morbido (plastica, teflon, nylon o piombo);
• per tappezziere: testa tonda e allungata e penna lunga divisa in due settori; è piuttosto piccolo e leggero per piantare piccoli chiodi.
• martellina: martello usato soprattutto in lavori di muratura. La testa battente è di forma quadra e simile a quella di un normale martello da carpentiere. La penna (parte appuntita che si trova dalla parte opposta rispetto alla testa) è molto lunga e allargata: serve per incidere pietre e mattoni per poterli spezzare e per asportare facilmente intonaco e altri elementi di muratura.
La martellina ha un manico leggermente più lungo per compiere un arco maggiore e battere con sufficiente forza.Il martello deve essere sempre impugnato saldamente appena al di sopra dell’estremità inferiore del manico e deve essere azionato sia facendo compiere un arco all’avambraccio, sia facendo compiere un arco al polso.
Non bisogna mai colpire troppo forte: è preferibile colpire più volte con forza ridotta.

Martello antirimbalzo
Martello con testa cava e piena di pallini di piombo. Quando si colpisce un oggetto il rimbalzo viene ammortizzato in modo consistente dalla corsa dei pallini che, con un certo ritardo, colpiscono la parte anteriore della cavità. Un martello di questo tipo offre una particolare sicurezza di impiego e una buona precisione di lavoro nel campo della meccanica e della carrozzeria.

Maschera
Elemento in cartone, compensato sottile, plastica, variamente sagomato e intagliato. Viene utilizzata per riprodurre fregi e decorazioni varie tramite pittura. La maschera viene poggiata contro l’oggetto da decorare e con il pennello si applica la pittura nelle aperture sagomate che la maschera presenta. Poi si toglie delicatamente la maschera e il decoro rimane sulla parete.
Miglior risultato si ottiene utilizzando la maschera con una pistola a spruzzo in quanto i bordi dei fregi risultano più netti e non vi è rischio di colature. La maschera è ideale per realizzare decorazioni ripetitive come festoni sulle pareti e motivi ornamentali di piccole dimensioni su mobili o su altri oggetti (la cosiddetta tecnica “Stencil”).

Maschera di foratura
Per eseguire fori perfettamente combacianti su pannelli, tavole o altro, in modo da poter procedere, ad esempio, alla giunzione per spinatura. In questo caso la maschera è costituita da una griglia con fori di diverso calibro per il passaggio di punte diverse, che può essere applicata su entrambi i pezzi da forare in modo da poterli collocare in esatta corrispondenza e procedere alla foratura con la sicurezza che i fori risultino perfettamente allineati. Quando la maschera viene tolta, prima di procedere alla spinatura, è bene controllare la corrispondenza dei fori che, dopo l’inserimento delle spine, consenta un perfetto assemblaggio dei componenti della costruzione.

Massello
Elemento in legno naturale, non composto da pannelli o listelli assemblati tra di loro. I mobili in massello sono più pregiati di quelli realizzati in truciolare rivestito o multistrato impiallacciato in quanto sono costituiti da legno semplicemente piallato e trattato in superficie.

Mazzapicchio
Strumento in legno oppure in legno e metallo che serve per battere con forza il suolo in modo da compattare gettate di ghiaia, superfici di terra e altre coperture. Il mazzapicchio più semplice è costituito da una robusta tavoletta quadrata su cui è posto un asse verticale lungo un metro, che porta due impugnature. L’operatore afferra il mazzapicchio nelle impugnature e, alzandolo e abbassandolo con violenza, effettua il compattamento.

Mazzetta (per saldatore)
Serve per saldare a stagno. Presenta una testa in rame a forma triangolare allungata (mazzetta) che viene riscaldata in modo da fondere lo stagno agevolmente, per eseguire grosse saldature su lamiere e altre strutture metalliche.
Il saldatore a mazzetta può essere elettrico: in tal caso la mazzetta è collegata a una resistenza che si scalda quando il saldatore viene collegato alla rete. Esiste però anche la versione a gas: la mazzetta è montata in corrispondenza di un bruciatore a gas che viene acceso. La fiamma investe la mazzetta che in breve tempo raggiunge la temperatura necessaria per fondere lo stagno ed eseguire la saldatura.

MDF
Sigla di Medium Density Fibreboard, cioè pannello di fibra a media densità. Si ottiene da legname di scarto ridotto in cips, successivamente lavati e sfibrati. La fibra di legno così ottenuta viene essiccata e miscelata all’adesivo, formando una specie di materasso: quest’ultimo, per effetto del calore e di una pressatura sempre più energica, assume via via la forma di un pannello che viene calibrato e rifilato fino a raggiungere la dimensione definitiva. Trattandosi di materiale molto compatto ed omogeneo, l’MDF può essere fresato sui bordi ed eventualmente rivestito con laminato plastico o piallaccio di legno.
La perfetta finitura delle superfici facilita anche l’operazione di laccatura che, a livello industriale, viene eseguita con prodotti poliuretanici a due componenti. A livello artigianale si possono usare direttamente smalti acrilici mentre i prodotti a solvente possono essere utilizzati solo previa mano di fondo.

Mecchia
Punta per legno, di tipo non elicoidale. È costituita da un gambo che viene afferrato dal mandrino del trapano e da una parte piatta e larga dotata di due taglienti frontali e di un vettino (una punta centrale sporgente e acuminata). Serve per realizzare grandi fori (da 15 a 40 mm di diametro) ed esistono anche mecchie di larghezza regolabile. La mecchia va utilizzata preferibilmente con il trapano a colonna, che garantisce un risultato impeccabile anche lavorando con gli esemplari di maggior diametro utile. Le mecchie di questo tipo non sono adatte per creare la sede delle cerniere ad incasso nelle antine dei mobili, perché il vettino uscirebbe dalla parte opposta prima che i taglienti abbiano raggiunto la profondità necessaria. Per questo lavoro sono necessarie apposite mecchie chiamate anche punte Forstner

Mensole
Elementi di varia forma e struttura atti a sorreggere ripiani su cui collocare oggetti diversi. Le mensole possono essere di tipo angolare (a forma di L rovesciata), con una parte fissata alla parete tramite tasselli a espansione e l’altra avvitata al ripiano. Vi sono anche mensole “a scomparsa”, costituite da particolari tasselli a perno che penetrano all’interno dello spessore del ripiano e risultano invisibili. Altri tipi di mensole sono invece spostabili in altezza lungo speciali cremagliere.

Metro pieghevole
Strumento di misurazione in stecche di legno unite tramite giunti snodabili. È molto diffuso il doppio metro costituito da 10 stecche lunghe 20 cm l’una, sulle quali è riportata la centimetratura e a volte la millimetratura. La precisione della misurazione è relativa, in quanto il legno che costituisce il metro pieghevole è soggetto a una certa dilatazione o contrazione a causa della temperatura e delle condizioni di umidità dell’ambiente. Per questi motivi il metro pieghevole viene utilizzato per misurazioni nelle quali non sia necessaria la precisione al millimetro. Esistono anche metri pieghevoli in metallo con asticciole della lunghezza di 10 cm.

Mezzotondo (listello)
Listello di piccola sezione con una parte arrotondata e l’altra piatta. Serve per decorazione, finitura di rivestimenti in legno, finitura di porte e serramenti. Il listello mezzotondo può essere incollato o fissato per mezzo di chiodini d’acciaio senza testa.

MIG (saldatura a filo)
Saldatura effettuata per mezzo di un filo metallico che fonde e unisce le parti da saldare mentre una torcia apposita mantiene il bagno di saldatura in un’atmosfera di gas inerte di protezione (MIG significa “Metal Inert Gas”). Le apparecchiature per saldatura MIG, fino a non molto tempo fa, erano esclusiva dotazione di officine specializzate. Da alcuni anni vengono prodotte saldatrici a filo continuo anche per il mercato non professionale. La saldatrice a filo continuo consente di saldare lamiere molto sottili che sarebbe impossibile lavorare con una saldatrice ad arco in quanto l’arco stesso ha una notevole potenza e buca le lamiere più sottili.
Nella saldatura a filo continuo l’operatore impugna una torcia attraverso la quale fuoriesce il filo di saldatura: premendo il pulsante il filo avanza, tocca la lamiera e fa scoccare l’arco di saldatura, fondendo.
L’atmosfera gassosa viene procurata da una bombola collegata alla saldatrice che, tramite un condotto, fa pervenire il gas alla torcia.
I gas sono diversi secondo i metalli da saldare. Esistono, comunque, fili continui di saldatura per ferro e acciaio che non abbisognano di alcuna atmosfera gassosa, per cui la saldatura può avvenire normalmente anche senza l’impiego di bombole di gas inerte: il filo, in questo caso, viene definito “animato” perché incorpora “un’anima” di sostanza disossidante, che a sua volta crea un minimo di scoria (del tutto assente saldando col gas inerte).

Minielettroutensili
Serie di utensili elettrici di piccola dimensione comprendenti: trapano, seghetto alternativo, levigatrice orbitale, platorello levigatore, sega circolare, ecc. Specificamente progettati e realizzati per lavorazioni di tipo modellistico, sono in grado di eseguire tutti i lavori degli elettroutensili maggiori ma su materiali meno consistenti e di spessore meno rilevante.
Con i minielettroutensili è più semplice realizzare modellini di navi, aeroplani e ogni altro assemblaggio di precisione.
Alcuni minielettroutensili vengono azionati con batteria autonoma, ma la maggior parte funziona a corrente continua (12 V) fornita da un apposito trasformatore raddrizzatore, anche se non mancano esemplari alimentati direttamente dalla corrente di rete.

Minio
Termine comune che indica un diffuso antiruggine di colore rosso, un tempo a base di ossido di piombo ed olio di lino, che spesso veniva preparato direttamente dall’utilizzatore e, in alcune regioni d’Italia, impiegato non solo per il ferro ma anche come fondo coprente e protettivo per il legno.
Le versioni moderne vengono oggi formulate con sostanze meno tossiche dell’ossido di piombo e resine sintetiche, garantendo anche prestazioni più elevate: si tratta comunque di una pittura di fondo che, per svolgere al meglio la sua funzione, deve essere successivamente coperta con uno smalto di finitura. A volte col termine “minio” vengono genericamente identificati i numerosi prodotti antiruggine in commercio, da diluire con acqua ragia o con solvente alla nitro.

Miscelatori
Speciali eliche da montare sul mandrino del trapano e da azionare immergendole in barattoli o in bidoncini di pittura in modo da ottenere una perfetta miscelazione della pittura stessa. Con lo stesso termine vengono spesso identificati elettroutensili per uso professionale, del tutto simili ad un trapano ma con velocità di rotazione studiata per questo specifico utilizzo.

Mola
Abrasivo compatto, composto da materiali molto duri impastati con speciali leganti. Serve per smerigliare e molare metalli, asportando il metallo stesso, mediante rotazione o strofinamento. Esis- tono mole di diversa fattura e dimensione (oltre che di diversa granatura) per impieghi vari. Nella comune pratica si usa una mola rotativa con disco abrasivo del diametro di 12,5-15 cm, azionato da un motorino elettrico montato sul banco. La mola è riparata da una cuffia di protezione e da uno schermo trasparente.
Sono anche molto utili le piccole molette dotate di gambo metallico da montare sul trapano, che hanno diversa foggia (a cilindro, coniche, a sfera, ecc.) in modo da realizzare sagomature e molature diverse in strutture varie.
• Quando si utilizza una mola, sia da banco sia montata sul trapano, è sempre necessario indossare occhiali di protezione.

Moquette
Rivestimento per superfici calpestabili. In generale è costituita da un supporto che può essere di diverso genere (lattice di gomma, juta, materiale sintetico morbido, ecc.) nel quale vengono inseriti diversi tipi di filati, sia sintetici sia naturali, creando una specie di sottile e resistente tappeto di grandi dimensioni che va da parete a parete senza giunzioni visibili.
Le moquette sono di generi e di composizioni estremamente diversi (agugliato, bouclé, velour, ecc.) e anche i sistemi di posa sono diversi.
• Agugliato: in fibre naturali o artificiali “agugliate” a macchina su un supporto resistente. La superficie può essere lavorata o liscia. Si usa per zone di frequente passaggio (ingressi, corridoi) in relazione alla grande resistenza all’usura che essa offre. È poco elastica e poco soffice.
• Bouclé: realizzata con un insieme di ciuffetti ricurvi si presenta particolarmente soffice e delicata: ideale per camere da letto.
• Velour: dotata di un sottofondo di lattice morbido nel quale sono inseriti i ciuffi di pelo che può essere di tipo sintetico o naturale. La manutenzione deve essere particolarmente accurata in quanto, all’interno del pelo “aperto” del velour, si possono annidare facilmente polveri ed altri detriti. La moquette è un materiale di copertura delicato che esige una manutenzione costante e attenta. È indispensabile avere a disposizione uno speciale elettrodomestico denominato “battitappeto” che deve essere passato praticamente ogni giorno sulla moquette.
• Moquette tesata: sistema di applicazione di moquette in modo semifisso: consiste nell’applicare a pavimento, lungo le pareti, un profilato dentellato che viene fissato con colla o con tasselli a espansione. Sui dentelli di questo profilato viene premuta la moquette che si aggancia fortemente e quindi essa viene “tesata” tramite un apposito tenditore e agganciata ad altri profilati con denti posti lungo la parete opposta. Questo sistema è attualmente caduto in disuso e la moquette viene di solito incollata su tutta la superficie o fissata con nastro biadesivo, applicato in corrispondenza delle giunte e dei punti più sollecitati.

Mordente
Sostanza colorante che, applicata sul legno grezzo ma perfettamente levigato, mette in risalto la venatura e modifica la tonalità, conferendo un aspetto piacevole e “nobile” anche ad un’essenza povera. Il risultato finale dipende in buona misura dal saper stendere il prodotto in maniera omogenea, evitando macchie di colore dovute ad un’erogazione localizzata e troppo abbondante. La procedura corretta prevede di agire nel senso della vena, tenendo a portata di mano due pennelli: uno per distribuire il mordente ed uno, asciutto, per ripassare la superficie in modo da ridistribuire eventuali eccedenze. Da ricordare inoltre che ad ogni passata il legno assorbe una ulteriore dose di pigmento, diventando via via più scuro. Il mordente si può trovare già pronto all’uso o sotto forma di polvere da diluire, a seconda delle versioni, in acqua o in alcool. I prodotti all’acqua provocano un leggero rigonfiamento delle fibre superficiali e, quindi, richiederebbero una leggera carteggiatura prima di passare alla finitura trasparente: il problema si può superare inumidendo e carteggiando il legno prima di stendere il mordente.

Morsa
Strumento indispensabile per bloccare e afferrare pezzi di varia dimensione, in modo da poterli lavorare. Le morse sono di diversi tipi. La classica morsa da banco viene fissata al banco da lavoro tramite dei bulloni e presenta due ganasce che si possono allargare o stringere per mezzo di un vitone. Vi sono anche morse che possono essere montate con un morsetto in modo da non risultare fisse su un banco da lavoro, ma asportabili. Altre presentano una ventosa per poter essere applicate anche in mezzo a un piano liscio. Per lavorare pezzi di legno, di una certa lunghezza, è necessario utilizzare una morsa “piana” con ampie ganasce e fissabile al piano di lavoro con morsetti o con viti.
Un altro tipo di morsa piana è quella che si applica sul supporto a colonna per trapano.

Morsetto
Strumento generalmente in metallo, costituito da una barra piegata a L con un braccio molto lungo e uno corto. Sul braccio lungo può scorrere un corsoio dotato di vitone. Il compito del morsetto è quello di stringere e tenere in forte pressione i pezzi, sia per poter eseguire lavorazioni particolari, sia per favorire l’incollaggio tra i pezzi stessi. In commercio vi sono numerosi tipi di morsetti di foggia e dimensioni diverse secondo gli scopi specifici.
I morsetti per falegname (detti anche sergenti o cagne) possono essere lunghi da 15 cm a 1,5 metri ed oltre per poter bloccare anche strutture di mobili durante le fasi di costruzione o di riparazione.
I morsetti per carpenteria metallica sono in genere più piccoli e hanno forma di C: non esiste il corsoio con vitone ma il vitone è direttamente impegnato in un’apposita sede del corpo del morsetto.
Esistono poi morsetti particolari costituiti da una lunga barra alla cui estremità vi è un corsoio e, all’altra, un vitone. In pratica si tratta di morse molto strette e allungate, la cui funzione è quella di afferrare tavolati ed elementi compositi di larga dimensione. Quando si applica un morsetto su una superficie di legno è sempre necessario interporre un materiale tenero che non permetta al morsetto di segnare la superficie del legno (un pezzo di compensato, plastica, gomma dura).
• Morsetti per cornici: particolari tipi di morsetti strutturati ad angolo, dotati di due pressori laterali. Usando questo tipo di morsetto si possono collegare due aste per cornici, tagliate a 45 gradi, e tenerle in posizione durante l’inchiodatura e l’incollaggio. Con quattro morsetti per cornici è molto semplice realizzare una cornice per quadri con l’assoluta certezza della squadratura dell’insieme. Sempre per le cornici (o per telai ) sono validi i morsetti con strettoio a nastro.
• Morsettiera: termine generico che indica l’insieme di morsetti a vite o a innesto presenti su motori elettrici, quadri comando, frutti elettrici e altre apparecchiature. Le morsettiere sono, in genere, riparate da un coperchio o da un altro elemento di protezione che non consente l’accesso diretto ai contatti. È necessario tenere sempre pulite le morsettiere di ogni apparecchiatura in quanto polvere, ragnatele e altri detriti possono causare cortocircuiti. Quando si lavora su una morsettiera è sempre necessario scollegare la tensione dall’apparecchiatura.

Mortasatrice
Detta anche “cavatrice”, è la macchina con la quale si possono realizzare mortase o cave che, in genere, costituiscono la parte femmina dell’incastro.
Nelle versioni più tradizionali si trattava di un motore corredato di mandrino che poteva scorrere in senso longitudinale e trasversale su delle slitte, mentre il pezzo in lavorazione stava fermo; nelle combinate per legno, invece, la punta viene montata sull’albero della pialla ed è il pezzo a spostarsi.
Le mortasatrici di questo tipo, utilizzando come parte attiva una punta in rotazione, possono creare fori o cavità coi lati corti arrotondati, cioè delle asole: per ottenere cave squadrate si usava invece la mortasatrice a catena, cioè una sorta di sega a catena montata su supporto a colonna.

Moschettoni
Particolari ganci con chiusura a scatto che rendono impossibile a una corda o a un cavo di fuoriuscire. Normalmente vengono usati nella pratica alpinistica ma sono anche molto utili nell’attività del fai-da-te come elementi di sicurezza. Una imbragatura dotata di un moschettone, cui viene collegato un cavo affrancato a un attacco sicuro, permette di lavorare con tranquillità anche su parti sopraelevate. Inoltre, quando si devono sollevare pesi o agganciare oggetti e non si è particolarmente esperti nell’uso di nodi, uno o più moschettoni possono risolvere il problema.
I moschettoni sono generalmente di due tipi: a scatto o a vite. Il primo tipo ha una levetta a molla che chiude il gancio del moschettone. Nel secondo tipo una ghiera a vite deve essere avvitata per realizzare la chiusura. È senz’altro più pratico il primo. Sui moschettoni (fatti di materiale molto leggero) è chiaramente impresso il carico massimo ammissibile.

Motore della lavatrice
Motore a induzione a due velocità con possibilità di inversione del moto. Il motore funziona in collegamento con un condensatore elettrolitico solitamente montato sul mantello del motore stesso. Il motore da lavatrice ha, mediamente, una potenza di 350-400 watt, per cui si presta ad essere riutilizzato per azionare diverse apparecchiature autocostruite. Il recupero di un motore da lavatrice si effettua allentando i bulloni che lo bloccano alla lavatrice stessa ed eliminando la cinghia che lo collega alla puleggia del cestello.
I collegamenti elettrici possono essere eliminati ma è necessario porre la massima attenzione alla morsettiera del motore per individuare i capi che vanno collegati al condensatore elettrolitico. Prima di procedere al montaggio del motore per realizzare una nuova apparecchiatura (sega circolare da banco, mola, ecc.) bisogna effettuare delle prove di funzionamento.
Solitamente la morsettiera di un motore da lavatrice è composta da 5 morsetti ai quali, nei casi normali, sono collegati: la fase della rete, il neutro della rete e un capo del condensatore, l’altro capo del condensatore.
I due rimanenti morsetti vuoti sono riservati alla seconda velocità di rotazione del motore: spostando su di essi i due cavi che provengono dal condensatore si ottiene una diversa velocità di rotazione. Il senso di rotazione del motore può anche essere invertito: questo si ottiene (per ogni velocità) invertendo tra loro i cavi che provengono dal condensatore elettrolitico.
È sconsigliabile sostituire il condensatore elettrolitico con altro di diversa capacità in quanto il motore potrebbe funzionare irregolarmente o non partire affatto. Quando si riutilizza un motore da lavatrice è anche necessario procedere a una attenta pulizia ed esaminarlo con cura per rilevare se vi siano dei corpi estranei inseriti all’interno.
La piccola puleggia del motore può essere sostituita con un’altra di diverso diametro (togliendo prima la pompa). La puleggia è bloccata all’albero tramite una chiave o una vite passante. Il motore raramente si guasta: quando ciò accade bisogna acquistarne uno identico e montarlo al suo posto. Durante questo lavoro è molto importante fare attenzione all’ordine dei collegamenti presenti nella morsettiera del motore stesso. È necessario contrassegnare ogni cavo per poterlo ricollegare nel giusto ordine.

Multistrato
Legno “compensato”, costituito artificialmente utilizzando legno particolarmente lavorato. È il materiale ideale per costituire piani, pannellature e per la realizzazione di oggetti e mobili di vario tipo in cui le estensioni dei fianchi e dei piani siano rilevanti.
Come indica il termine, il multistrato è composto da una sovrapposizione multipla di sottili fogli di legno, ricavati con particolari macchine, dai tronchi. Questi fogli vengono incollati tra loro con le fibre poste in senso alternato e sono sempre in numero dispari (3, 5, 7, ecc.): si ottiene così un pannello particolarmente robusto in cui le tensioni e le deformazioni sono appunto “compensate” dalla disposizione alternata delle fibre. I pannelli di multistrato sono di vari spessori (da 3 mm a 40 mm ) e in diverse misure. Il multistrato si taglia facilmente con la sega circolare, con la sega a mano o con il seghetto alternativo (per particolari sagomature), si fora e si incolla altrettanto facilmente.
Negli spessori maggiori il multistrato è particolarmente adatto a costituire ripiani per scaffali. Il multistrato più utilizzato è quello in pioppo, ma vi sono anche multistrati di legni diversi (per esempio in faggio, ecc.); in ogni caso sono reperibili anche multistrati impiallacciati con essenze pregiate: multistrati in pioppo con le facce impiallacciate in noce o mogano. Questi pannelli sono particolarmente adatti per la realizzazione di porte e ante in quanto la lucidatura finale fa assumere al pannello l’aspetto di un massello di legno pregiato. Il multistrato non sopporta bene l’umidità per cui l’uso è limitato alle strutture interne.
Esiste, però, una versione particolarmente adatta all’esterno: il multistrato marino. Esso è costituito da fogli incollati con una particolare colla insensibile all’acqua ed è trattato chimicamente in modo da resistere all’acqua (anche salata).
Con il compensato marino si possono realizzare strutture destinate a rimanere stabilmente all’aperto e addirittura parti di imbarcazioni o parti di elementi sommersi. Si lavora come il normale multistrato.
• Compensato: con questo termine si identificano due tipi fondamentali di pannelli di legno lavorati artificialmente: il multistrato ed il paniforte.
Nella pratica normale, però, la definizione di compensato è divenuta sinonimo solo di multistrato.