Idrofugo
Materiale che respinge l’umidità ed è in grado, se correttamente impiegato ed applicato, di proteggere strutture e materiali che possono essere danneggiati dall’acqua e dall’umidità. In commercio vi sono coperture e rivestimenti idrofughi, ma anche liquidi e sostanze speciali con questa caratteristica che possono essere impiegati in diverse situazioni.
• Zoccolo idrofugo: striscia continua disposta lungo la muratura perimetrale di una abitazione che impedisce all’umidità, che sale per capillarità, di invadere tutta la parete. Lo zoccolo idrofugo è costituito, in genere, da una guaina in polietilene bitumato che viene inserita tra i corsi di mattoni all’atto della costruzione della casa.
• Alcune ditte specializzate sono in grado di inserire all’interno di pareti di abitazioni già esistenti lo zoccolo idrofugo per mezzo di tagli lungo le pareti esterne, eseguiti con particolari seghe a catena.
Nel normale linguaggio commerciale il termine “idrofugo” non è sempre sinonimo di “impermeabile” e, spesso, indica solo una migliore resistenza nei confronti dell’umidità: vedi ad esempio il truciolare ed il cartongesso idrofughi, riconoscibili entrambi per la colorazione verde.
Idrogetto (Idropulitrice)
Apparecchio che genera un forte getto d’acqua, utilizzabile per lavaggi a fondo ed altri impieghi. Da non molto tempo sono apparsi anche sul mercato non professionale speciali compressori che, alimentati con la rete idrica, sono in grado di realizzare forti pressioni in uscita in modo da creare getti molto potenti, tramite lance e pistole apposite. Con tali getti d’acqua è facile lavare vasi, automobili, attrezzi agricoli, ma anche facciate di case, vialetti ed altro. Alcuni idrogetti sono dotati di una apposita vaschetta in cui si deposita del detersivo (o del disinfettante) che viene lentamente rilasciato nell’acqua di lavaggio.
Idropittura
Pittura in dispersione acquosa adatta per tinteggiatura delle pareti, reperibile sia bianca sia in diverse tinte (spesso preparate sul momento con l’uso del tintometro). In commercio vi sono numerosi tipi di idropitture che si distinguono in “lavabili” e “semilavabili” a seconda del grado di impermeabilizzazione finale della parete trattata. Solitamente è disponibile in diverse confezioni (fino a 18 litri) il cui contenuto può essere allungato in percentuali variabili a seconda del tipo di pittura ma, in genere, mai oltre il 20 per cento.
Imbarcamento
È uno dei difetti che possono presentare tavole di legno non correttamente stagionate o ricavate dal tronco con una serie di tagli paralleli e, a stretto rigore, indica la tendenza a curvarsi nel senso della larghezza. Arcuatura è invece la deformazione nel senso della lunghezza, mentre la falcatura si ha quando la tavola assume la forma di una falce, coi lati lunghi uno concavo e l’altro convesso; completa la rassegna dei difetti la svergolatura, che avviene quando la tavola si torce ad elica.
Nel linguaggio normale, tuttavia, il termine imbarcamento riassume tutte le deformazioni del legno.
Impasto di cemento
Miscela di cemento con sabbia o ghiaia. L’impasto in piccola quantità si può fare in un secchiello miscelando dapprima i due componenti asciutti e poi aggiungendo acqua, mentre per quantità maggiori (qualche carretta) conviene utilizzare il badile.
Si pulisce una zona di suolo quindi si versa l’inerte ed il cemento nelle proporzioni adeguate (un miscela standard è costituita da un sacchetto di cemento da 50 kg per 1/6 di mc di sabbia). Si mescola col badile facendo un mucchio, poi trasferendo il materiale in un altro mucchio. Quindi si forma un cratere largo e basso ove si versa dell’acqua.
A poco a poco si incorpora l’impasto nell’acqua (in tutto 50 litri) fin quando l’impasto è pronto.
• L’impasto si definisce “magro” quando la proporzione di cemento è scarsa (fino al 30% in meno rispetto a quella indicata) e “grasso” quando è superiore o molto superiore (fino al 50% in più). Il primo serve per riempimenti e sottofondi, il secondo per strutture robuste.
Impiallacciatura
Applicazione su legno di scarsa qualità o su pannelli di truciolare o multistrato di un foglio sottile e flessibile (“piallaccio”) di legno pregiato per conferire all’insieme l’aspetto di “essenza” pregiata. L’impiallacciatura non è una lavorazione semplice: preparata e ben levigata la superficie da lavorare, si mette a bagno il piallaccio che deve risultare morbido e molto elastico. Quindi, applicata la colla sul piano da lavorare, si stende il piallaccio che si spiana con un apposito utensile lavorando dal centro verso i bordi per eliminare eventuali bolle d’aria. Il tutto va messo sotto pressa e lasciato in posizione fino al completo indurimento della colla. Le parti eccedenti lungo i bordi vengono rifilate e la superficie può essere verniciata e lucidata.
Impregnante
Liquido penetrante per legno che entra in profondità nelle fibre (fino a 5-6 mm) attraverso i pori superficiali. Il suo compito specifico è quello di eliminare parassiti, larve, muffe e creare un ambiente inadatto per lo sviluppo di elementi organici ed animaletti infestanti; se colorato o additivato con filtri anti U.V., esercita un’azione protettiva anche nei confronti dei raggi solari che degradano il materiale. Il prodotto può essere formulato a base solvente o a base acqua, con risultati quasi sempre equivalenti, e può contenere dei pigmenti per migliorare l’aspetto del legno. Il trattamento (meglio se effettuato in autoclave) è necessario su tutte le strutture destinate a rimanere all’aperto: in questo caso i manufatti presentano il caratteristico colore verde.
• Salvo i prodotti specifici per le travature non a vista del tetto, che in genere non possono essere sovraverniciati, alle prime mani di impregnante segue un completo trattamento di finitura, da realizzare con prodotti a solvente o acrilici, a seconda dei casi capaci di creare un film impermeabile o di lasciar traspirare il legno.
Inattinico (vetro)
Vetro molto scuro usato nelle maschere per saldatura, disponibile in alcune gradazioni. Consente di osservare il punto di saldatura, difendendo gli occhi dalla notevole luminosità dell’arco o della fiamma.
Incandescenza (lampada)
Lampadina costituita da una ampolla di vetro sotto vuoto, al cui interno è posizionato un bulbo, sempre di vetro, che sostiene un filamento.
Questo filamento, quando viene percorso da corrente, diventa incandescente ed emette una forte luminosità. Le lampadine ad incandescenza sono i mezzi di illuminazione più usati anche se, come consumo, sono superiori alle lampade fluorescenti. Il filamento non ha una lunga vita e dopo un certo numero di ore di funzionamento si brucia.
• La capacità di illuminazione delle lampadine ad incandescenza è indirettamente espressa dai watt di potenza assorbiti. Valori tipici sono: 24-40-60-75-100 watt.
Incastro
Detto anche giunto, è un collegamento tra due elementi in legno, costituito da particolari sagomature delle parti che si congiungono stabilmente con o senza elementi stabilizzanti come chiodi, viti o colla. Si possono realizzare numerosi tipi di incastri adatti a varie situazioni di assemblaggio. Tra i più comuni vi sono: il mezzo legno, il dente, il giunto di testa, l’ugnatura, la cravatta, il dente e canale, la linguetta.
• Linguetta: è costituita da una strisciolina di compensato dello spessore di 3-5 millimetri che viene incollata in due scanalature corrispondenti su tavole, in modo da realizzare una stabile giunzione tra le tavole stesse nella costituzione di piani.
• Lamello: è una sorta di “pastiglia” spessa 4 mm che va inserita in scanalature concave (da realizzare con l’apposito utensile). Con questo sistema si può realizzare una stabile unione tra tavole e piani.
• Mortasa: è il foro rettangolare effettuato su legno, che serve per accogliere una parte appositamente sagomata (tenone) ricavata su un’altra parte di legno e consentirne l’inserimento. Il tenone viene inserito nella mortasa e qui bloccato con colla oppure con una “spina” passante. La mortasa può essere realizzata per mezzo di uno scalpello dopo una accurata tracciatura. Lo scalpello asporta il legno all’interno della tracciatura e quindi con una piccola raspa le pareti vengono rifinite. La mortasa, però, può anche essere realizzata con una punta a fresa che viene fatta muovere all’interno del legno per mezzo della mortasatrice. Una mortasa può essere cieca, quando non attraversa tutto lo spessore del legno in cui essa è praticata ma ha un fondo chiuso, oppure passante, quando il foro della mortasa attraversa tutto il legno. In tal caso, quando il tenone è inserito nella mortasa, risulta visibile dalla parte opposta.
• Tenone: parte maschio dell’incastro tenone-mortasa. Il tenone è una sagomatura particolare dell’estremità di un listello, o di un’altro elemento in legno, che ha sezione genericamente rettangolare, spesso con i lati minori incurvati. Esso penetra all’interno della mortasa e qui viene bloccato. Si realizza facilmente con una sega a dorso, con alcuni passaggi alla sega circolare o con la sega a nastro.
• Il falso tenone, invece, rappresentato da un blocchetto di legno che si inserisce in entrambe le mortase dove è incollato. Di solito viene usato in quei casi in cui un giunto a tenone e mortasa si spacca per rottura del tenone (come succede spesso nelle vecchie sedie).
• Coda di rondine: tipo di incastro per legno estremamente resistente alla trazione. Molto usato nella costruzione di cassetti e di scaffalature, consiste nell’esecuzione di una parte maschio, a forma trapezoidale, che viene inserita e bloccata con colla in una sede femmina della stessa forma. In genere l’incastro a coda di rondine è costituito da diversi maschi che si bloccano nelle rispettive sedi femmina.
Induritore
Materiale catalizzatore da mescolare con un composto base per accelerarne l’indurimento e la conseguente presa.
Inerte
Materiale destinato alla miscelazione con un legante (cemento e calce) per la costituzione di calcestruzzi e malte. Sono inerti la sabbia, la ghiaia, il pietrisco, l’argilla espansa, ecc.
Ingrassatore
Pompa con serbatoio da riempire di grasso e tubo applicatore. Il serbatoio è collegato ad una leva che, quando viene azionata, forza il grasso lungo il tubo. Il tubo viene innestato in appositi ugelli dotati di valvola a sfera che ricevono il grasso e lo convogliano nella parte da ingrassare.
Inserti
Elementi meccanici intercambiabili che si inseriscono nel puntale di cacciaviti o avvitatori per azionare viti e bulloni con vari tipi di intaglio della testa (diritto, a croce Phillips o Pozidrive, a brugola, Torx, ecc.). Alcuni portainserti sono di tipo magnetico, mentre altri presentano un riscontro a molletta d’acciaio.
Intagliatore
Tipo di scalpello per la lavorazione del legno, dotato di una lama stretta ed acuminata che penetra facilmente nelle fibre e le taglia. Utilizzato soprattutto al tornio.
Intarsio
Lavorazione speciale della superficie del legno che consiste nell’incassare tessere di altro legno, di colore contrastante, per formare figure geometriche o composizioni di fantasia. Le tecniche di intarsio sono fondamentalmente due.
• La tecnica tradizionale (piuttosto difficile) consiste nel realizzare dei ribassi sulla superficie del legno, in cui vengono poi incastrati altri legni perfettamente a filo.
• La tecnica semplificata che prevede l’uso di un foglio di piallaccio che ricopre tutta la superficie e nel quale vengono aperte delle “finestre” in cui vengono poi applicati altri foglietti di piallaccio debitamente ritagliati ed incollati. Con questo sistema è possibile ovviare a piccoli errori asportando i piallacci aggiunti e sostituendoli con altri.
Interruttore
Comando elettrico dotato di due morsetti ai quali pervengono conduttori elettrici. Serve per accendere o spegnere un punto luce o un utilizzatore diverso. La levetta dell’interruttore può assumere due posizioni: in una i due morsetti sono scollegati e quindi non c’è passaggio di corrente (“aperto”), nell’altra i morsetti sono collegati ed il punto luce è acceso (“chiuso”).
• Interruttore crepuscolare: comando elettrico automatico in grado di accendere uno o più punti luce quando la luminosità ambientale scende sotto ad una certa soglia. L’interruttore crepuscolare è controllato da un elemento “fotosensibile” che può essere tarato su diversi gradi di luminosità esterna.
• Interruttore generale: interruttore posto immediatamente a valle del contatore. Serve per togliere o immettere tensione nel circuito elettrico di casa. Solitamente è un interruttore “magnetotermico”.
• Interruttore magnetotermico: interruttore installato all’inizio dell’impianto elettrico di casa, o di una parte di esso, che è in grado di “scattare” e togliere tensione all’impianto stesso qualora si verificasse un assorbimento elevato di corrente (cortocircuito, fuga di corrente, ecc.) al di sopra della taratura dell’apparecchio. È una importante protezione non solo in caso di cortocircuito ma anche quando in casa vengono accesi troppi utilizzatori contemporaneamente, mettendo sotto carico l’impianto con conseguente pericolo di surriscaldamento. In tale situazione l’interruttore magnetotermico si disinserisce e ci costringe a scollegare alcuni utilizzatori prima di poter essere reinserito.
Intestatura
Squadratura della estremità di un listello, asse o tavola in modo che sia perfettamente perpendicolare alle altre facce. L’intestatura è difficoltosa in quanto non è agevole far scorrere un asse lungo alcuni metri perfettamente in parallelo alla sega e, per ovviare a questo inconveniente, si utilizza il “carrello a squadrare” montato a lato di una sega circolare: si fissa la tavola sul carrello in modo che sia perpendicolare alla lama, quindi si fa scorrere il carrello, eseguendo il taglio.
Inverter
Apparecchio elettronico che trasforma la corrente continua in alternata: accoppiato a delle batterie, tenute costantemente sotto carica, può fornire una riserva di energia alla casa quando viene a mancare la corrente di rete. L’inverter è parte integrante delle moderne saldatrici ad arco, chiamate appunto “a inverter”, che si distinguono per peso ed ingombro assai modesti in rapporto alla potenza.
Isolamento
In elettricità è l’insieme di materiali e di strutture atte ad isolare un elemento sotto tensione. In altri campi si intende per isolamento tutto ciò che serve per “isolare” una casa, un ambiente o una qualsiasi struttura, dagli sbalzi di temperatura esterna e dai rumori. In questo secondo caso i materiali e le tecniche da adottare sono diverse a seconda del caso specifico. In edilizia i materiali isolanti più frequentemente utilizzati sono: il polistirolo, il poliuretano, la lana di vetro, le schiume di poliuretano, l’argilla espansa, ecc.
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